Come spesso accade, i tempi della politica locale e nazionale rimangono un mistero. La questione sul tappeto è il possibile terzo mandato da presidente della Regione Veneto di Luca Zaia, su cui lunedì, in occasione dell’apertura del cantiere per la stazione ferroviaria sotto l’aeroporto di Tessera (opera chiave per il trasporto, non solo in vista di Milano-Cortina 2026), l’inquilino di palazzo Balbi ha risposto a muso duro al segretario forzista Antonio Tajani che aveva definito «sano» il blocco dopo due mandati.
Una conversazione fuori da scuola, con una mamma asiatica, quattro figli dalla prima media ai due anni di età e un marito che lavora a pieno ritmo nonostante una situazione clinica di fragilità: «Gli open day delle scuole dell’infanzia? Non credo che parteciperò – riferisce a mia moglie – anzi, penso che lasceremo l’Italia. Qui facciamo una vita misera, se avessimo un’emergenza economica non sapremmo come affrontarla. E poi c’è la scuola… se non fosse per me, mia figlia non parlerebbe l’inglese. Insomma, che futuro potrò offrire qui ai miei figli?»
Gent.mo direttore, mi chiamo Chiara Anselmi e sono una ricercatrice nel campo della biologia evoluzionistica presso l’Università di Stanford, California
C’è Gaza. Ma ci sono anche Jenin, Ramallah, Gerico. E c’è la stessa Gerusalemme. La guerra che imperversa in Terra Santa, per i grandi media internazionali, ha in questa fase il volto e i nomi degli ostaggi israeliani che Hamas libera in piccoli gruppi.
Due eventi hanno tenuto con il fiato sospeso l’Italia la scorsa settimana. Due vicende agli antipodi, che hanno avuto una copertura mediatica a tratti senza precedenti. Protagonisti tre 22enni (quando le coincidenze amplificano le emozioni…).
Alberto Pellai «Abbiamo bisogno di maggior competenza educativa a tutti i livelli. I giovani, più protetti e senza rivolta, rischiano di diventare ciò che altri vogliono per loro»
Secondo il patto stretto tra Meloni e Rama, i migranti diretti in Italia saranno portati direttamente in Albania, in due campi nel nord del Paese, in attesa di essere riconosciuti e ritenuti degni di chiedere asilo o meno. Quel che accade nel frattempo laggiù, dove all’interno delle recinzioni la giurisdizione è italiana e all’esterno è albanese, non si sa.