Nella seconda catechesi dedicata alla preghiera trinitaria, Papa Francesco ha invitato a "chiamare lo Spirito, continuamente" perché ci aiuti ad amare e ad "avere un atteggiamento di speranza"
Dalla supplica in solitaria in una piazza San Pietro al viaggio in Iraq, già consegnato alla storia. L’ottavo anno di pontificato di Francesco si è svolto nel segno della pandemia, con tante “prime volte”. Fino alla Quaresima di quest’anno, mentre ci attende un’altra Pasqua segnata da misure restrittive per il Covid che continua ad imperversare
Papa Francesco durante l'udienza di oggi - trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico - ha ripercorso le tappe del suo storico viaggio in Iraq, all'insegna della fraternità
“Se Dio è il Dio della vita – e lo è –, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome. Se Dio è il Dio della pace – e lo è –, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome. Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è –, a noi non è lecito odiare i fratelli”.
"L'Iraq rimarrà sempre con me, nel mio cuore". Ad assicurarlo è stato il Papa, al termine della messa ad Erbil, momento conclusivo del suo viaggio, prima del ritorno a Roma di domani. Mosul, con la preghiera per le vittime della guerra, e Qaraqosh, per l'incontro con la più grande comunità a maggioranza cristiana, le altre tappe della terza giornata.
Quello di Abramo, cominciato proprio da Ur, “fu un cammino in uscita, che comportò sacrifici: dovette lasciare terra, casa e parentela. Ma, rinunciando alla sua famiglia, divenne padre di una famiglia di popoli”.
Lo storico incontro a porte chiuse con il Grand Ayatollah Al Sistani, l'incontro interreligioso nella piana di Ur e la Messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe. Sono i tre momenti che hanno scandito la seconda giornata del Papa in Iraq, per compiere un altro passo sul cammino della fraternità