Papa Francesco ha aperto il Sinodo con un'omelia incentrata su due verbi - sognare e sperare - per "guardare direttamente il volto dei giovani", senza lasciarsi condizionare da "profeti di sventura" o da "errori e peccati" anche di figli della Chiesa. No ad "autopreservazione e autoreferenzialità", sì allo sguardo profetico di Paolo VI e alla sua fiducia nei giovani, che la Chiesa non può lasciare nelle mani dei "tanti mercanti di morte". Nell'ampio discorso di apertura, durato più di mezz'ora e lungamente applaudito, un "grazie" ai giovani e l'invito a dialogare tra le generazioni uscendo da pregiudizi e stereotipi. Perché il risultato del Sinodo non è "solo un documento"
Al termine dell'udienza di oggi, il Papa ha annunciato un Messaggio indirizzato ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, pubblicato quasi in contemporanea con le sue parole. L'obiettivo: fugare ogni dubbio dopo la pubblicazione dell'Accordo Provvisorio firmato a Pechino
I giovani? "Sempre più spesso sono i nuovi poveri". A lanciare il grido d'allarme è stato il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, introducendo i lavori del Consiglio permanente. Collegialità, liturgia, preti stranieri, fede e cultura, lotta alla pedofilia e migranti tra gli altri temi all'attenzione dei vescovi.
Nella nuova Costituzione apostolica di Papa Francesco, "Episcopalis communio", "se approvato espressamente dal Romano Pontefice, il Documento finale partecipa del Magistero ordinario". Il card. Baldisseri: "Una vera e propria rifondazione". Il modello è Paolo VI, che aveva già previsto la funzione deliberativa, oltre che consultiva, dell'assise. L'"unanimità morale" e i risvolti ecumenici per una "conversione del papato". Istituito un Consiglio per l'attuazione. Anche chi non ha "munus episcopale", in determinate circostanze e per volere del Papa, può partecipare.
«Cambiate, convertitevi!». E' l'appello agli uomini e alle donne di mafia, "fratelli e sorelle", lanciato dal Papa da Palermo, a 25 anni dal grido di Giovanni Paolo II nella valle dei templi di Agrigento. Al centro della messa al Foro Italico, la figura di padre Puglisi: non un "prete antimafia", ma "il prete del sorriso" che sapeva di rischiare. "Un prete vero" capace di ascoltare il suo popolo, dice Francesco nell'incontro con il clero.
"Cambiate, convertitevi!". E' l'appello agli uomini e alle donne di mafia, "fratelli e sorelle", lanciato dal Papa da Palermo, a 25 anni dal grido di Giovanni Paolo II nella valle dei templi di Agrigento. Al centro della messa al Foro Italico, la figura di padre Puglisi: non un "prete antimafia", ma "il prete del sorriso" che sapeva di rischiare. "Un prete vero" capace di ascoltare il suo popolo, dice Francesco nell'incontro con il clero. A Piazza Armerina, l'elenco dei mali che la politica deve contrastare, a partire dalla mancanza di lavoro dei giovani, con cui dialoga in piazza Politeama: "sognare in grande" e "sporcarsi le mani" per l'accoglienza, la consegna. Primo Papa a mettere piede a Brancaccio, è accolto da uno stuolo di lenzuola bianche
Viaggio nella Missione Speranza e Carità di fratel Biagio Conte, uno dei momenti culminanti del viaggio del Papa a Palermo. Nella mensa della Cittadella del Povero e della Speranza pranzerà con più di 1.500 persone. All'ingresso una scultura di gesso di padre Puglisi. La preghiera e un momento di riposo nella "Casa di preghiera di tutti i popoli". Francesco arriverà alle 13.30, dopo la prima tappa a Piazza Armerina e la Messa al Foro Italico. Alle 15 è atteso a Brancaccio, per la seconda parte della giornata palermitana
A meno di un mese dal Sinodo convocato da Papa Francesco sui giovani, padre Giacomo Costa, segretario speciale, fa il punto sulla posta il gioco. "Riconoscere dove e come i giovani sono", l'imperativo. "Né con Gesù, né con la Chiesa", il rischio da scongiurare, per un evento la cui portata "coinvolge tutta la Chiesa"
Presentato oggi dal card. Bassetti e da don Falabretti il programma dell'incontro dei giovani italiani con il Papa a Roma, in vista del Sinodo di ottobre. Il presidente della Cei: "Sgomento" e "sdegno" per gli incidenti avvenuti ieri in Puglia e a Bologna. "Occorre fare giustizia, gli esseri umani non possono vivere in tuguri come topi"