Un appello ad "offrire soluzioni concrete e reali" per vincere "la battaglia contro la fame e la povertà". A lanciarlo alla comunità internazionale è il Papa, nel discorso al Consiglio dei Governatori dell'Ifad, pronunciato in spagnolo, presso la sede romana della Fao. Francesco esorta a promuovere il protagonismo delle popolazioni rurali e indigene, attraverso un "meticciato culturale", che non faccia differenza tra popoli "di prima" e "di seconda" classe
"Neutralità attiva" e "laicità collaborativa". Per Giuseppe Dalla Torre risiede in questo binomio - che designa, rispettivamente, l'attività internazionale della Santa Sede e la collaborazione tra Stato e Chiesa - l'attualità dei Patti Lateranensi, a 90 dalla firma. "Scongiurare il rischio di una società frammentata, abitata da cittadini che non sanno più riconoscersi abitanti della stessa casa, è un compito, di per sé, già politico", spiega al Sir: "Perché la politica non si fa soltanto attraverso la rappresentanza parlamentare, le strutture partitiche, i consigli regionali o comunali: si fa anche agendo nella società e creando i presupposti per la tutela del bene comune"
A 90 dalla firma, i Patti Lateranensi sono ancora oggi un esempio di "fattiva collaborazione" tra Stato e Chiesa, che "consentono sia alla Santa Sede, sia alla Chiesa italiana di intervenire sul piano economico, sociale, culturale e caritativo per far pronte a tutte quelle forme di povertà che purtroppo oggi ancora affliggono il mondo", come la crisi dei migranti. Ne è convinto mons. Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, che per il Sir analizza anche l'evoluzione del termine "laicità" e del rapporto tra cattolici e politica
L’abbraccio con il Grande Imam di al-Azhar; la firma di un Documento comune e una parola d'ordine: "Fraternità". È la sintesi del 27° viaggio apostolico di Papa Francesco, il primo Pontefice a visitare la penisola arabica e a celebrare una messa all'aperto per un piccolo, ma polifonico, gregge: il milione di cattolici, pari al 10% degli abitanti. Un popolo di migranti a cui il Papa ha chiesto, nello Zayed Sports City davanti a 135mila fedeli e 4mila musulmani, di vivere lo spirito delle Beatitudini
"Il dialogo tra le generazioni è un'esigenza profonda per la Chiesa e Papa Francesco ci incoraggia ad andare avanti". Così padre Giacomo Costa sintetizza per il Sir il "filo rosso" tra la Gmg che si è appena conclusa a Panama e il Sinodo sui giovani, di cui è stato segretario speciale. Prossima tappa: Lisbona 2022.
«Le nuove generazioni, con la loro gioia e il loro entusiasmo, con la loro libertà, sensibilità e capacità critica, esigono dagli adulti, ma specialmente da tutti quelli che detengono un ruolo direttivo nella vita pubblica, di avere una condotta conforme alla dignità e autorità che rivestono e che è stata loro affidata».
Non tralascia i temi politici del momento il card. Gualtiero Bassetti introducendo il primo Consiglio episcopale permanente del 2019. Arrivare all'assemblea di maggio "con un progetto condiviso", l'obiettivo, per "mostrare al Paese che noi cattolici non disertiamo le sfide di questo nostro tempo". Un doppio ringraziamento - agli abitanti di Torre di Melissa per la "solidarietà corale" verso i migranti - e "quanti - non da ultimo le testate giornalistiche - si sono adoperati per evitare il raddoppio della tassazione sugli enti che svolgono attività non profit". A 100 anni dall'appello di don Sturzo, l'esortazione a lavorare insieme per l'unità del Paese. Ai vescovi: "Ripartiamo da questo stile sinodale". Tra le proposte: dare più voce alle Conferenze episcopali regionali
È la logica del dono l'antidoto alla "cultura dello scarto e dell'indifferenza", come ci insegna Madre Teresa, "modello" di carità verso i poveri e i bisognosi. Lo scrive il Papa, nel messaggio per la prossima Giornata mondiale del malato, in programma l'11 febbraio in forma solenne a Calcutta. La vita è un dono di Dio, non è "proprietà privata", il monito, insieme al "grazie" ai volontari e all'invito a dire no all'aziendalismo e al profitto ad ogni costo, rivolto alle istituzioni sanitarie cattoliche
"Una risposta comune, concertata da tutti i Paesi, senza preclusioni e nel rispetto di ogni legittima istanza, sia degli Stati, sia dei migranti e dei rifugiati". È l'appello centrale del sesto discorso del Papa al Corpo diplomatico, in cui Francesco mette in guardia da populismi e nazionalismi e chiede all'Europa di fuggire la tentazione di erigere "nuove cortine", a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Tra i tanti temi affrontati dal Pontefice, l'accordo provvisorio sulla Cina e gli abusi sui minori