Immerso nella preghiera per testimoniare che "salire al monte" non è una ritirata o una fuga, ma un modo diverso per servire Dio, la Chiesa e il successore di Pietro. È l’immagine che connota Benedetto XVI a partire dall’11 febbraio 2013, data che per la prima volta nella storia della Chiesa ha introdotto la figura del Papa emerito - non ancora messa a punto dal diritto canonico - grazie alla sua decisione senza precedenti in questo secolo di rinunciare al pontificato. I quindici giorni intercorsi dall’annuncio delle dimissioni alla cessazione dell’esercizio del ministero petrino, con l’elicottero che dal Vaticano lo ha condotto nelle Ville Pontificie, restano incise nella memoria di tutti, per il loro contenuto altamente simbolica
“La gentilezza è un antidoto contro alcune patologie delle nostre società: contro la crudeltà, che purtroppo si può insinuare come un veleno nel cuore e intossicare le relazioni; contro l’ansietà e la frenesia distratta che ci fanno concentrare su noi stessi e ci chiudono agli altri”.
“Le spoglie del Papa Emerito Benedetto XVI riposeranno presso il Monastero Mater Ecclesiae fino alla prima mattina di lunedì 2 gennaio; non sono previste visite ufficiali o preghiere pubbliche”.
“La scorsa notte il Papa emerito ha potuto riposare bene. Anche ieri pomeriggio ha partecipato alla celebrazione della Santa Messa nella sua camera. Allo stato attuale la sua condizione è stazionaria”.
È morto il giorno di Santo Stefano Salvatore Mazza, vaticanista di Avvenire. Il ricordo di un amico e collega ironico e autoironico, anche durante la malattia
È partito da Valdocco il viaggio di un gruppo di giornalisti alla scoperta del carisma di Don Bosco. "Educare alla fede e preparare alla vita", la sintesi di una pedagogia che ha plasmato generazioni di giovani e cambiato il volto di Torino
“Una guerra tra cristiani umilia e scandalizza, offende il nostro unico e comune maestro che la spada ordina di rimetterla nel fodero, ricordando che chi di spada ferisce di spada perisce e che la violenza segna la vita della vittima e dell’assassino, sempre”.
Papa Francesco ha dedicato il tradizionale discorso alla Curia Romana alla conversione e alla necessità della "vigilanza". "Noi siamo più in pericolo di tutti gli altri, perché siamo insidiati dal demonio educato". "Alcune cadute, anche nella Chiesa, sono un grande richiamo a mettere Cristo al centro". "Non esiste solo la violenza delle armi, esiste la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere".
Papa Francesco ha concluso l'udienza di oggi con un appello per i bambini ucraini, travolti da una guerra "inumana". Al centro della catechesi, il rapporto con la Parola di Dio come "aiuto" per il discernimento