Maddalena Maltese

Maddalena Maltese

Giornata mondiale delle Nazioni Unite. Mons. Giordano Caccia (osservatore permanente Santa Sede): “La mia diplomazia di prossimità”

Milanese di nascita, cittadino del mondo, mons. Gabriele Giordano Caccia è arrivato a New York poche settimane prima che la metropoli si trasformasse nell’epicentro della pandemia da coronavirus e lui aprisse le porte della Missione a tutti, per trovarsi a doverle chiudere subito per il lockdown forzato. “Ci siamo adattati, dopo qualche iniziale titubanza, alle piattaforme online”, confessa, ma questo non gli ha impedito di esercitare la “diplomazia virtuale dell’incontro”

Sul tavolo di Biden la riforma della Corte Suprema: un percorso a ostacoli non privo di rischi

Giovedì una commissione bipartisan voluta dal presidente americano Joe Biden ha presentato i risultati preliminari di una proposta di riforma della Corte Suprema. Nella relazione la parola che viene più in evidenza è: rischio. Allargare il numero dei giudici che siedono nel massimo organo giudiziario del Paese rischierebbe di minarne la legittimità. Inoltre imporre una riforma della Corte in questo momento della storia correrebbe il rischio di essere percepita come una manovra di parte perdendo così di efficacia. La relazione finale di questi 36 membri tra costituzionalisti e accademici verrà consegnata al presidente Biden a metà novembre prospettandogli i pro e i contro legati soprattutto all’ampliamento

Migranti frustati al confine Usa/Messico. Vescovi: “Rattristati nel vedere un tale disprezzo per la dignità umana”

I vescovi statunitensi, preparandosi a celebrare la Giornata mondiale del rifugiato, continuano a insistere sull’accoglienza e sulla necessità di una riforma del sistema migratorio, bloccato dalle fazioni partigiane del Congresso. “Come Chiesa al servizio di tutto il popolo di Dio, accogliamo la chiamata di Cristo ad accogliere il nuovo venuto e ad accompagnarlo ovunque si trovi”, scrive il presidente della commissione per le migrazioni, Dorsonville; mentre il presidente della Conferenza episcopale Usa, l’arcivescovo José M. Gomez, chiede di dedicare una delle collette domenicali, alla ricostruzione di Haiti

11 settembre 2001. Amy Uelmen (Univ. Georgetown): “Quegli eventi saranno sempre un indicatore di cosa siamo diventati”

“Come gli anni ’60 hanno plasmato, con i loro tumulti, le scelte e gli ideali di molte generazioni, così si può dire anche degli eventi dell’11 settembre 2001: saranno sempre un indicatore di cosa siamo diventati”. Amy Uelmen, docente e direttrice della mission della facoltà di legge dell’Università di Georgetown e ricercatrice al Berkley Center for religion, peace and world affairs considera quel giorno uno spartiacque, al pari della guerra in Vietnam e del Watergate

11 settembre 2001. Quel martedì che cambiò la vita di 2.752 bambini

Gli aerei che squarciarono le Torri Gemelle del World Trade Center e gli altri che si schiantarono contro il Pentagono e in un campo della Pennsylvania cambiarono la storia del mondo e pure il corso della vita di 2.752 bambini che da quel giorno non rividero più uno dei loro genitori. L’impegno della rete Tuesday’s children – I bambini del martedì, l’associazione nata all’indomani degli attentati, a supporto di chi si è ritrovato improvvisamente orfano

L’uragano Ida devasta il Paese, è corsa alla solidarietà per gli sfollati. Mons. Gomez (Conf. ep. Usa): “Preghiamo per la sicurezza”

Acqua potabile. E’ la richiesta pressante che arriva dalle parrocchie, dalla Caritas, dalla protezione civile, dalle organizzazioni. Dopo il passaggio dell’uragano Ida è diventato un bene di prima necessità, mentre altra acqua continua a sommergere interi quartieri di New Orleans, delle campagne della Louisiana e di vaste aree del Mississippi e del Tennessee. Dopo l’acqua l’altra richiesta sono i generatori elettrici da mettere a disposizione di un quartiere o di un centro di soccorso per caricare i cellulari, poter scaldare il cibo in scatola, per le persone malate che necessitano aria condizionata. E poi ci sono le bombole del gas per attivare piccoli fornelli da campo, in uno Stato dove tutto o quasi è alimentato con elettricità.

Il giorno più lungo del presidente Biden. Finita la missione militare si apre la stagione della diplomazia e dell’accoglienza dei rifugiati

È finita. Alle 23.59 ora locale di Kabul del 30 agosto 2021, l’ultimo C-17 dell’aviazione militare statunitense ha lasciato il suolo afghano, scrivendo la parola fine alla missione militare più lunga della storia Usa: 20 anni. Ora che la missione militare è finita si apre la stagione della missione diplomatica e tocca ai talebani dimostrare che le promesse di tenere aperto e funzionale l’aeroporto e consentire le partenze di voli civili saranno mantenute. Del resto è questo uno dei tre punti fermi della risoluzione varata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a cui il nuovo governo installato dai talebani dovrà sottostare se vuole ottenere il riconoscimento internazionale. Le altre due condizioni sono la salvaguardia dei diritti umani delle donne, dei bambini e delle minoranze; e lo stop a qualsiasi attacco terroristico che possa avere come obiettivo gli Stati Uniti e i suoi alleati.

La stampa attacca Biden, ma gli americani volevano lasciare Kabul. La Chiesa in campo per accogliere i profughi

Mentre i governatori del Maryland e della Virginia si offrono di accogliere più rifugiati, la Chiesa cattolica americana, fin dalla creazione di un programma di reinsediamento dei rifugiati nel 2006, ha lavorato con il governo per consentire che i 73.000 afgani, titolari di un permesso speciale SIV, assieme alle loro famiglie venissero correttamente accolti. Ed in queste ore frenetiche è quello che sta facendo Catholic Charities in Virginia, man mano che arrivano aerei carichi di profughi in una base militare a Fort Lee, che vengono trasferiti nell’area di Arlington, dove si trovano già altri rifugiati, da lungo tempo, provenienti dall’Afghanistan