La testimonianza di suor Olexia Pohranychna, religiosa della Congregazione delle suore greco-cattoliche di San Giuseppe. Racconta come si riesce a vivere 1.000 giorni di guerra in una città che si trova al confine orientale dell’Ucraina, a pochi chilometri dalla Russia, praticamente sul “fronte” caldo del conflitto. “La mia speranza – dice – è che questa guerra finisca il più presto possibile ma finisca con una pace giusta, non come dice Putin. Noi come popolo ucraino non abbiamo fatto niente contro la Russia. Sono loro ad essere entrati per distruggere e bombardare tutto. Tutti vogliamo la pace. Tutti vogliamo tornare a vivere sereni, andare a dormire tranquilli. La speranza è che la pace arrivi presto".
Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc): "Il tema della guerra in Ucraina è al centro dei negoziati non soltanto diplomatici e politici, ma anche economici. Chiediamo allora a tutti di avere il coraggio di ascoltare la voce degli ucraini. Che non pensino di trovare una pace senza di noi. In passato, abbiamo visto parlare di noi, senza di noi. Ma la voce dell'Ucraina deve essere ascoltata, considerata. L’Ucraina deve essere, come popolo, il soggetto di queste trattative. Solo così si può avviare un autentico dialogo e non un monologo dei potenti. Solo così si svelerà una via per una pace giusta".
Il vice presidente della Conferenza episcopale laziale delinea il percorso sinodale compiuto dalle Chiese nel Lazio, evidenziando le attese e e le esigenze emerse, alla vigilia dell’Assemblea nazionale del cammino sinodale delle Chiese in Italia che si terrà a Roma da oggi al 17 novembre. Un percorso che ha visto protagoniste le singole diocesi ed ha toccato "temi cruciali della vita ecclesiale come gli organismi di partecipazione, la riforma delle strutture, l’iniziazione cristiana". "La richiesta di un cambiamento - commenta il vescovo - si scontra spesso con una fatica e una lentezza che prendono anche chi dovrebbe avere un ruolo di guida e di animazione"
Si è aperta ieri a Roma la Conferenza su “La Tutela nella Chiesa cattolica in Europa” che riunirà fino al 15 novembre i rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali europee. All’incontro – promosso dalla Pontificia Commissione per la protezione dei minori - partecipano anche persone vittime e sopravvissuti di abuso. L’invito unanime è quello di essere concreti. “Sappiamo che a nessuno servono bellissime parole che poi rimangono su fogli immobili”, ha detto mons. Luis Manuel Alì Herrera, segretario della Pontificia Commissione
“Il nuovo presidente ha dichiarato che metterà fine alle guerre nel mondo. Le persone si pongono la domanda: come lo farà, a spese di chi? C’è molta ansia nella società ucraina: non è forse a scapito di nuove vite in Ucraina?
“Sentimento di grave preoccupazione e allerta”. È quanto esprime l’Unione delle Comunità ebraiche italiane in una durissima nota diffusa questa mattina a seguito degli scontri ieri sera ad Amsterdam tra i tifosi dell’Ajax e del Maccabi Tel Aviv.
Parla il parroco della di San Jorge di Paiporta, epicentro il 29 ottobre scorso dell’alluvione Dana. A otto giorni dalla tragedia di acqua e fango, si fanno ancora i conti con i danni ingenti e soprattutto con la conta ancora imprecisa dei morti e dei dispersi. “Il fango andrà via ma la perdita di tante vite umane è il volto più duro di questa tragedia. Ci vorrà tempo per risollevarci, ritrovare la luce e la forza per continuare a guardare avanti”.
“In questo momento, i cieli della penisola coreana sono oscurati da nubi pesanti di odio e rancore come mai prima d’ora. Molti temono che queste nubi si trasformino in un torrente di conflitto armato”. Con queste parole cariche di preoccupazione comincia l’appello che i vescovi cattolici coreani hanno lanciato oggi al Paese a seguito dell’aumento della tensione nella penisola coreana.