Riflessione del teologo sul significato della Settimana di preghiera per l’unita dei cristiani che si celebra dal 18 a 25 gennaio con una miriade di iniziative, anche in Italia, sparse su tutto il territorio, e che quest’anno ha come tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1, 17)
Si celebra come ogni anno il 17 gennaio – alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Come “nucleo ispiratore” è stato scelto quest’anno il passo del profeta Isaia “Consolate, consolate il mio popolo”. Mons. Olivero, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, al Sir: “Oltre ad essere feriti, siamo anche delusi e impauriti del futuro. Credo che il compito del cristianesimo oggi sia quello di essere capaci di dare motivi di speranza. Consola chi guarda avanti e vede un futuro possibile che si apre”.
Myanmar. Il villaggio di Chan Thar, nella regione di Sagaing, ha subito numerose incursioni di Tatmadaw, le forze armate che con un colpo di stato, nel 2021, hanno preso le redini di Paese. Ora è stata distrutta una chiesa punto di riferimento per i cattolici della zona
La storica chiesa cattolica del villaggio di Chan Thar, nel distretto di Shwe Bo (regione di Sagaing) in Myanmar è stata incendiata e completamente rasa al suolo il 15 gennaio scorso da “Tatmadaw”, le forze armate che dal 1 febbraio 2021 hanno preso con un colpo di stato le redini del paese rovesciando il governo democratico guidato da Aung San Suu Kyi.
“In tutte le chiese della città di Dnipro, cattoliche di rito latino e greco-cattoliche ma anche ortodosse, si è pregato ieri nelle liturgie della domenica per i morti, per i feriti. Per tutte le famiglie e le persone colpite”.
“Da credenti cristiani deploriamo e soprattutto ribadiamo che è tempo di dire basta. E da credenti cristiani riaffermiamo anche il fermo impegno a lavorare contro queste derive neo-fasciste”.
Da un Report pubblicato dalla Chiesa cattolica ucraina emerge che nel 2022, almeno 24 ecclesiastici di diverse chiese avrebbero subito in Bielorussia repressione: otto cattolici romani, tre greco-cattolici, sei ortodossi e sette protestanti. Sembrerebbe però che questo numero sia probabilmente più alto. Il motivo più comune che porta al controllo immediato della polizia è quando i sacerdoti esprimono solidarietà al popolo ucraino. Sono stati convocati e interrogati preti rei di aver pubblicato post a sostegno degli ucraini sui social network, o anche per aver messo, ad esempio, la bandiera ucraina sulla loro pagina Facebook o un "mi piace" su siti che il regime considera “estremisti”. Un sacerdote greco-cattolico è stato multato per aver messo un adesivo sulla sua auto, “Ucraina, mi dispiace”
“Purtroppo siamo coscienti che in guerra il nemico fa di tutto non solo per distruggere ma anche per conquistare ciò che non è suo. Sono notizie tristi anche perché non stiamo parlando solo di terra ma soprattutto di persone che sono cadute per difendere Soledar. Tanti militari sono morti. E’ un male di cui ciascuno dovrà rendere conto della sua responsabilità di fronte al Padre Eterno”.