“Dal punto di vista cinese, quello che si sta vedendo, è un fallimento sistemico del potere moscovita”. Da Pechino, Francesco Sisci, esperto di geopolitica, già corrispondente dalla Cina per diverse testate italiane, racconta al Sir come il “gigante” d’Oriente sta seguendo l’evoluzione della crisi russa, dopo la rivolta armata lanciata da Yevgeny Prigozhin sabato scorso. “E’ chiaro – osserva l’esperto - che se prima Putin era il perno di tutto, oggi è solo uno dei 4/5 attori sulla scena. Ha perso enormemente potere. Significa quindi che per la Cina, non c’è più un interlocutore. Con chi parlano adesso? Chi comanda oggi a Mosca? Certamente Putin non comanda più ed è uno del mucchio. E’ una situazione estremamente confusa, di sostanziale anarchia. E la Cina guarda. Del resto, lo stanno facendo tutti”.
“La minaccia diabolica di ogni guerra è proprio quella di uccidere la speranza. Quindi devo dire che più che alla similitudine dello scontro di Davide e Golia, vedo piuttosto un incontro. E ogni incontro è una fiammella di pace che riaccende la speranza”.
“Attualmente tutto sta iniziando a stabilizzarsi, le persone sono state evacuate e coloro che sono rimasti in città ricevono alloggi temporanei e assistenza fornita dal nostro monastero”. A fare il “punto” della situazione da Kherson, la città sommersa dalle acque della diga di Kakhovka è p. Ignatius Moskalyuk, osbm, rettore del monastero basiliano di San Volodymyr il Grande. C’è però la minaccia di un'epidemia a causa dell'inquinamento delle acque e il pericolo di mine e munizioni tanto che le autorità locali avvertono di non prendere in mano oggetti non identificati
“L’importanza della valutazione positiva della missione di pace sta nel fatto che non si chiudono le porte e questo mi sembra il momento dell’ascolto, il momento di non spegnare la speranza”.
Nella notte del 6 giugno, la centrale idroelettrica di Nova Kakhovka nella regione di Kherson è stata fatta saltare provocando una catastrofe umanitaria ed ecologica in tutto il sud dell'Ucraina. Il Sir ha fatto “il punto” con padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes, che sta seguendo da ieri e di ora in ora la situazione: “Dopo l’esplosione la gente è rimasta senza elettricità, le infrastrutture si sono fermate, il sistema idrico non ha più funzionato. C’è quindi una grandissima necessità soprattutto di acqua potabile”
Il corpo di una bimba di due anni è stato estratto dalle macerie di un edificio bombardato dai russi alla periferia di Dnipro. Ma sono 485 i bambini morti dall'inizio della guerra su vasta scala. E almeno 19.505 bambini ucraini sono stati "deportati" in Russia, di cui purtroppo non si ha notizia. Parla don Oleh Ladnyuk, sacerdote greco-cattolico salesiano di Dnipro: “Quello che ci fa male è sentire in Europa che la gente è stanca di questa guerra. Questo ci distrugge. Perché ci siamo noi sul fronte a vedere come muore la gente. Quello che vorrei chiedere all’Italia e all’Europa è: non stancatevi di questa guerra”
L’inviato speciale di papa Francesco, card. Matteo Zuppi, ha fatto visita ieri a Bucha nella regione di Kiev rendendo omaggio alle vittime sepolte nella fossa comune.
“Un incontro di lavoro” che si è svolto “in un clima molto buono”. Così il nunzio apostolico in Ucraina, mons. Visvaldas Kulbokas, raggiunto telefonicamente dal Sir, ha definito l’incontro che il card. Matteo Zuppi ha avuto questa mattina con il presidente ucraino Volodymir Zelensky a Kiev.
“Il fatto di avere qui tra noi il successore di San Pietro è il segno che il Papa ha cura di questa piccola porzione di popolo di Dio. È pertanto un motivo di grande incoraggiamento e di gioia profonda per tutti i fedeli della Mongolia. Sono tanti i messaggi che sto ricevendo in queste ore”. Questa la reazione a caldo del card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator, all’annuncio ufficiale della Santa Sede: Papa Francesco si recherà in Mongolia dal 31 agosto al 4 settembre