Chi ha stabilito, poi, che la sola probabilità (così come la certezza) di contrarre una malattia in età adulta sia un buon motivo per essere “scartati” dall’avventura della vita? Forse i “sani” hanno più diritti umani dei “difettosi”? E chi avrebbe il diritto di stabilire quale debba essere l’altezza considerata accettabile per un soggetto, oppure il grado di intelligenza che lo abilita alla prosecuzione della sua crescita? E con quali criteri di misura si dovrebbe effettuare questa valutazione? Nient’altro che riferimenti convenzionali, stabiliti da “chi ha voce in capitolo” (specifici ruoli? alte cariche? maggioranza?), che ricadono lesivamente sulla dignità e la vita stessa di altri soggetti inermi ed incapaci di reazione. Vogliamo davvero migliorare la specie umana?
Uno dei problemi non ancora risolti è che spesso, dopo una prima fase in cui il paziente risponde bene alle terapie, il tumore muta le proprie caratteristiche e diventa resistente ai farmaci.
La World Medical Association (Wma) afferma la propria contrarietà verso eutanasia e suicidio assistito. Una posizione ribadita in un documento a conclusione della Assemblea annuale dell'Associazione svoltasi a Tbilisi in Georgia. "Nessun medico - si legge nella Dichiarazione - dovrebbe essere forzato a prendere parte a procedure di eutanasia o suicidio assistito né essere obbligato a prendere decisioni di rinvio a tal fine"
Il "milasen", ritenuto il primo farmaco destinato a un singolo paziente, apre notevoli speranze allo sviluppo della cosiddetta "medicina personalizzata".