Da una parte c’è un boom di acquisti di prodotti a minore costo unitario (pasta soprattutto, più 20% in un anno; quindi riso, pane, legumi in scatola); dall’altra, un rimodellamento della composizione della nostra borsa della spesa.
Non è un caso che nelle pubblicità – termometro sociale del Paese – siano sparite le classiche famiglie con due figli, sostituite dal figlio unico o dal cane.
Da anni in Italia non si fa quasi niente. E l’arretrato di investimenti e infrastrutture sta diventando non solo drammatico, ma altamente controproducente.
Se il meccanismo non funziona in qualche sua parte (energia e materie prime non disponibili, trasporti semi-bloccati, ecc…), la catena di valore si spezza per tutti.