Al 6 aprile sono a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti in 33 diocesi. 23 diocesi hanno impegnato oltre 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. In 27 diocesi sono operative 32 strutture per l’accoglienza aggiuntiva di oltre 600 persone senza dimora
Un cappellano africano in rianimazione, un paio di vittime nella comunità cattolica filippina a Bergamo, infermieri contagiati, amministrazioni che chiedono l'elenco dei cimiteri non cattolici per seppellire decine di musulmani. Anche se fortunatamente sono ancora pochi i contagi di Covid-19 e le vittime tra gli stranieri, sono tante le situazioni di rischio e difficoltà: i centri di accoglienza, i campi rom, le tendopoli nei campi dove lavorano gli stagionali, i lunaparkisti e i giostrai. Ne parliamo con don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes e don Sergio Gamberoni, della Migrantes di Bergamo
Da Nord a Sud tantissime diocesi e Caritas diocesane stanno mettendo a disposizione strutture religiose, seminari, appartamenti per ospitare medici e infermieri, persone senza dimora, ex detenuti per dare un contributo per l'emergenza socio-sanitaria in corso. Ma per i volontari è difficile operare nel modo tradizionale. L'intervista a don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana.
In Brasile cresce di ora in ora il numero di contagi, anche se il governo centrale tende a minimizzare. I singoli Stati stanno prendendo invece misure restrittive drastiche e anche la Chiesa brasiliana lancia l'appello a rimanere a casa, delegando ai singoli vescovi il fermo alle celebrazioni. Ad oggi le messe sono state sospese in oltre 155 diocesi. Il messaggio del presidente della Conferenza episcopale del Brasile e una testimonianza da Salvador da Bahia
Anche il Sudafrica ha fatto scattare il 16 marzo le misure di prevenzione e sicurezza per contenere il contagio da Covid-19. Il paziente zero è risultato positivo dopo un viaggio in Italia. I numeri sono ancora contenuti perché i tamponi vengono effettuati solo per casi a rischio, ma cresce la paura che il contagio possa diffondersi in maniera sotterranea, soprattutto nelle township
L’85% dei migranti e rifugiati giunti dalla Libia in Italia dal 2014 al 2020 nel periodo che va dal 2014 al 2020 ha subito torture e trattamenti inumani e degradanti; i due terzi sono stati detenuti, quasi la meta ha subito un sequestro o si e trovata vicino alla morte.
La testimonianza, a titolo personale, di Federico Trebbi, 43 anni, bolognese, operatore socio-sanitario nella Fondazione I.P.S Cardinal Giorgio Gusmini onlus, con sede a Vertova, paesino di 5000 abitanti, in Val Seriana a 10 km da Alzano e Nembro, tra i paesi con il più alto numero di contagi. La struttura accoglie 250 pazienti: anziani, malati terminali, pazienti con gravi patologie cerebrali e malati di Sla
Volontari a disposizione degli anziani e delle persone sole chiuse in casa, infermieri di parrocchia, "lunch box" anziché pranzi alle mense per i poveri, letti nei dormitori a distanza di sicurezza. Non si fermano i servizi delle Caritas diocesane per le persone in difficoltà, ma si adattano ai provvedimenti governativi per fare fronte all'emergenza coronavirus. Mancano però i volontari, perché il servizio civile è stato sospeso. Don Andrea La Regina, di Caritas italiana, lancia un appello: "Giovani, dateci una mano"