Il presidente Mattarella ha consegnato le onoreficenze a 30 ragazzi che si sono distinti in azioni solidali nell’ambito di un'accoglienza a ragazzi ucraini in fuga dalla guerra o attraverso altri gesti di amicizia, cooperazione, inclusione
I dati di un sondaggio di analisi socioeconomica della popolazione fuggita nel nostro Paese. Il 72% degli adulti intervistati ha una formazione universitaria, il 30% parla italiano, il 63% è in cerca di lavoro. Il 39% dei nuclei profilati include almeno una persona con vulnerabilità
“Oggi le possibilità di un dialogo sono molto fragili”, osserva il giornalista, per anni corrispondente da Mosca. “La speranza, molto debole, è che Paesi come India, Sud Africa, Argentina, Brasile… si mettano insieme per svolgere un’azione che porti al raggiungimento di una tregua” ma – rileva – “a questo tentativo non devono mettersi di traverso non solo Russia e Ucraina ma anche Usa e Ue perché altrimenti l’ipotesi svanirebbe molto rapidamente”
Quinto appuntamento, martedì 28 febbraio, con i Martedì culturali del Centro universitario di Padova (via Zabarella 82 a Padova), dedicati quest’anno al tema CHIUNQUE– incontri culturali del martedì #tuesday for future 2022-2023Il filo conduttore di quest’anno intreccia il tema della fraternità ispirato dall’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco, per ricordare come “chiunque” sia nostro fratello o sorella.
È un po’ come quando da bambini ci si traveste da Superman: tutti sanno che è solo una maschera, nessuno pretende che il piccolo spicchi il volo per salvare i più deboli. Ecco l’Europa, allo stesso modo, con lo scoppio della guerra in Ucraina un anno fa, si è tolta il mantello rosso ed ha mostrato tutta la sua vulnerabilità. Dai combattimenti in campo aperto, certo, l’Unione è immune. Ma dopo dodici mesi, l’economia è provata, così come la stabilità e il ruolo assunto agli occhi del resto del Pianeta. “L’Europa – spiega al Sir Alessandro Politi, direttore della Nato defense college foundation - al momento va al traino della Nato perché non ha raggiunto una riflessione matura su una questione che non può permettersi tempi lunghi. Siamo in una situazione poco positiva, difatti, tutte le grandi capitali europee vanno in ordine sparso”
L’avvio di negoziati per la pace (non solo di pace), per diventare operativo richiede la presenza di tutti i coinvolti e a vantaggio anzitutto di due obiettivi: la verità e la giustizia. Termini oggi lontani e che un anno di guerra in Ucraina ha ulteriormente separato dal linguaggio internazionale. Ma è inutile negare che sono l’unica possibilità per rimettere intorno ad un tavolo gli attori protagonisti come pure le tante comparse che nelle “opportunità” della guerra sono sempre pronte a cercare e vivere il loro momento di gloria
“La Storia non insegna, l’ho già detto e lo ripeto ancora oggi. Non insegna perché altrimenti non ci troveremmo a ricordare un anniversario di sangue: un anno dall’invasione russa dell’Ucraina. Non insegna che un conflitto armato lascia sempre dietro di sé dolori e rancori, distruzione e morte. Sia chiaro, mai come per questo conflitto, è certo che c’è un aggredito e un aggressore. Un aggredito: l’Ucraina. Un aggressore: la Russia di Vladimir Putin. Eppure, anche per questa guerra, la storia non insegna. Altrimenti la politica non avrebbe fallito nell’evitarla e non continuerebbe a fallire nel cercare ogni via diplomatica possibile per farla cessare”.