Le parole di Papa Francesco, all'apertura della Porta Santa a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, portano all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale quei Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra, come la Siria, la Libia e l'Iraq, e altri che ne vivono le ferite ancora aperte come a Gaza, a Sarajevo, in Ucraina e in Crimea. Anche in questi luoghi verranno aperte le Porte Sante della Misericordia. Porte di cattedrali colpite, distrutte, che hanno ritrovato un valore anche dentro le pareti strette di un tendone. Per loro il Papa chiede "pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore".
Dal 1° gennaio 2017 cambieranno gli statuti e soprattutto i canali di finanziamento dei partiti a livello europeo, comprese le forze politiche regionali. Una rivoluzione che avrà il suo massimo impatto nelle elezioni europee del 2019. Ma il parlamento e il consiglio dell'Unione hanno previsto il 2016 come anno perché tutti gli stati membri si allineino. Vediamo qual è la situazione attraverso l'analisi dei siti web di 60 think tank italiani.
Come tuti sà, questo xe el mese che i cristiani ga sempre ciamà – semplicemente – el mese dei morti, anche se i gera vivi nel ricordo dei afeti più cari. Forse parché, dopo la festa dedicà ai Santi, el mese gera tuto dedicà al ricordo e a la devossion par i morti de ogni fameja.
“Bangui diviene la capitale spirituale del mondo”. Così papa Francesco, qualche minuto prima di aprire la Porta Santa della cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana. “L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace – ha osservato il Pontefice – Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi del mondo che stanno passando attraverso la croce della guerra”. Per leggere il servizio iscriviti gratuitamente al sito.
In molte piazze d’Italia, nello scorso fine settimana, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti ha allestito dei gazebo per presentare gli “Spaghettoni Venti Liberi”, prodotti con il grano coltivato sui terreni confiscati alle mafie e gestiti dalle cooperative di “Libera Terra” insieme con i produttori che ne condividono il progetto di riscatto dall’illegalità.