Redazione

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I giovani e la catechesi: figli o ingegneri?

I giovani, con la loro vita inondata di ipotesi, hanno bisogno di catechesi, di Parola che dia loro un significato per salvarsi dalla banalità degli influencer, dispensatori grossolani di luoghi comuni e psicobanalisi, come un comico l’ha definita genialmente. Se non faremo catechesi ai giovani, avremo interrotto il flusso della traditio, necessaria perché ci siano dei figli di Dio nella prossima generazione, che vivano tutto in dialogo con il Padre, perché avremo fatto anche noi l’errore di molti padri: risolvere i problemi pratici dei figli e non aver parlato al loro cuore. Forse anche di noi (come dei loro padri biologici) i giovani diranno: mio padre non mi ha fatto mancare niente, ma non mi ha detto niente di importante, e la vita l’ho imparata altrove. Magari su Instagram o Tik Tok...

Chiamati a governare i processi

Nel suo primo importante discorso al Centro culturale di Belém è emersa una visione completa delle relazioni, tra persone, comunità e paesi, offerta ai tantissimi giovani provenienti da ogni angolo della terra per vivere insieme un’esperienza per molti alla luce della fede, per alcuni nella dimensione di ricerca o di risposta ad un annuncio. Secondo ciò che lo Spirito ispira

Perdono di Assisi, con il dono dell’indulgenza Francesco continua la sua missione nel nostro tempo

Alla Porziuncola sale la nostra preghiera per ottenere quella gioia interiore che Francesco promise con le parole: “Voglio mandarvi tutti in Paradiso”. Ricevere l’indulgenza significa sperimentare quel perdono sovrabbondante, che arricchisce la misericordia ottenuta nel sacramento della riconciliazione con una grazia che, se accolta fino in fondo, risana il nostro spirito anche dai residui del peccato che pesano sulla nostra vita