E' un documentario di impegno civile il film di Ignazio Oliva. Un viaggio insieme a don Marco Pozza nel cuore della comunità del carcere di Padova “Due Palazzi”, uno spazio sì di detenzione ma anche di recupero della persona, di rinascita alla vita, grazie a numerosi progetti di formazione. Il documentario, promosso da monsignor Dario Edoardo Viganò e prodotto da Officina della Comunicazione, sarà in prima tv assoluta sul canale Nove mercoledì 13 maggio alle 21.25, dopo un passaggio sulla piattaforma Dplay Plus. La Commissione nazionale valutazione film della Cei e l’Agenzia Sir lo hanno visto in anteprima.
Mai come in questo momento le buone storie sono a portata di mano: il mondo delle piattaforme online offre, infatti, un campionario di titoli vasto, per non dire a perdita d’occhio. Ecco, come di consueto, il punto della Commissione nazionale valutazione film Cei con il Sir sul meglio del mese di aprile
Il virus ci chiude in casa e ci dà l'opportunità di recuperare serie televisive usufruendo delle varie piattaforme a disposizione. Piccola guida - non esaustiva, ma ragionata - sul meglio da guardare e ri-guardare: da soli e insieme alla famiglia. Un menù variegato tra evasione e condivisione
“Una melanconica dolcezza”. È lo spirito con cui Luca Zingaretti ha affrontato il set dei due nuovi episodi del “Commissario Montalbano”, ovvero “Salvo amato, Livia mia” e “La rete di protezione” in onda su Rai Uno il 9 e il 16 marzo. Uno stato emozionale tra gioia e sofferenza quella che ha avvolto Zingaretti e tutto il cast della serie. Non è passato neanche un anno, infatti, dalla scomparsa del papà letterario del celebre commissario, Andrea Camilleri, come pure del suo papà televisivo, il regista Alberto Sironi; entrambi si sono congedati dalla vita nell’estate del 2019. Proprio nell’anno del ventesimo compleanno di Montalbano.
Sembrava quasi tutto scritto. E per certi versi è stato anche così durante l’elegante, ma poco briosa, 92ª cerimonia degli Oscar, nella notte tra 9 e 10 febbraio a Los Angeles. In chiusura di premiazione, però, ecco arrivare grandi sorprese: la Corea del Sud, con il suo potente film “Parasite”, si è imposta sui super favoriti “Joker”, “1917”, “The Irishman” e “C’era una volta a… Hollywood” prendendosi le statuette per miglior film e regia. Incoronati re di Hollywood Joaquin Phoenix e Renée Zellweger
Sorrentino ci consegna una provocazione fortissima spingendo sull’acceleratore dell’eccesso visivo-narrativo, iniettando poi il racconto di un erotismo diffuso, che riguarda ogni personaggio, senza alcuno sconto. Nessuno appare immune dalla seduzione del peccato, del Male. È un ritratto di una Chiesa vuota, che vive nelle giravolte del proprio piacere estetizzante e del presunto potere. Una Chiesa untuosa e non unta, fatta di mestieranti sotto la cui tonaca resta il nulla, priva di forza e di Grazia
La miniserie in onda dal 13 gennaio su Rai Uno, trova la sua originalità decidendo di raccontare il periodo immediatamente successivo alla Guerra, i giorni dopo la Liberazione in Italia; e chiave altrettanto originale è la condivisione dell’elaborazione dei traumi della Shoah seguendo il percorso di ripresa, di riscatto, di bambini ebrei sopravvissuti
Si è imposto in maniera netta, come miglior film e per la miglior regia, il dramma bellico “1917” del britannico Sam Mendes, racconto della Prima guerra mondiale nelle sale italiane a fine gennaio 2020. Mendes ha sbaragliato i super favoriti targati Netflix come “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach (6 candidature e 1 premio vinto dalla sempre brava Laura Dern, miglior attrice non protagonista), “The Irishman” di Martin Scorsese (5 candidature) e “I due papi” (4 candidature). La sconfitta più bruciante, però, sembra essere quella di Scorsese, che non ottiene nessun premio, né per sé né per i suoi attori Al Pacino e Joe Pesci