La capacità di star soli e di ricavare contenuti dal proprio scavo interiore permette di maturare il “sentimento del sé” e ci immunizza dalle contaminazioni fuorvianti.
Le immagini perdono senso e valore, diventano “elementi” da “reinviare”, “archiviare”, “cancellare”, “snaturare”, “filtrare”, “trasformare” attraverso le app.
Una scuola sempre più inclusiva deve necessariamente accogliere una varietà di bisogni di cui sono portatori molti allievi e questo sollecita domande alle quali non è facile dare risposte senza un lavoro di rete.
Come sottrarre all’insidia del “copiaincolla” i nostri giovani, abituati ormai a cliccare e trascinare sul foglio word ampie parti di brani rintracciati in rete creando “testi-accozzaglia” privi di revisione?
Per costruire un buon futuro occorrono giovani consapevoli e desiderosi di partecipare in maniera attiva e proficua alla realizzazione di una società migliore e più evoluta.
Chi ha maggiore lungimiranza e consapevolezza dovrebbe cercare di facilitare il dialogo, disinnescando la contrapposizione e cercando invece la “contaminazione” dei contenuti.
Accade spesso che le produzioni televisive o in streaming puntino una buona porzione del proprio budget su programmi spregiudicati, che fanno leva su argomenti scabrosi o di grande portata emotiva.