La questione è quella di guardare ai problemi del mercato del lavoro nella complessità della sua concretezza, senza schematismi ideologici o, peggio ancora, propagandistici. Un rischio che si sta correndo, per esempio, a proposito del Reddito di cittadinanza. I dati ufficiali dell'Inps sull'incremento dei contratti stagionali hanno fortemente ridimensionato uno dei principali tormentoni estivi anti-Rdc. Ma il problema di quello che tecnicamente viene chiamato “salario di riserva” (al di sotto del quale non si ritiene utile lavorare) esiste davvero e si è manifestato con particolare evidenza in tutti i Paesi che hanno erogato sussidi per fronteggiare le conseguenze della pandemia
Con l'elezione dei sindaci delle città più grandi e di un presidente di Regione (la Calabria) è inevitabile che il risultato del voto sarà interpretato in chiave nazionale.
Il nome del piano è Gol (Garanzia per l'occupabilità dei lavoratori) e speriamo che il suono calcistico della sigla sia di buon auspicio dopo la formidabile estate sportiva dell'Italia. Non è una scoperta degli ultimi mesi, ma con l'entrata in campo di 5 miliardi di fondi europei il piano ha acquisito una forma compiuta e potrebbe diventare operativo a breve, se il decreto interministeriale che lo prevede sarà emanato entro settembre. Entro il 2025 il Gol dovrebbe interessare 3 milioni di persone, con un'attenzione particolare per le fasce più problematiche dal punto di vista occupazionale (per esempio donne, disoccupati di lunga durata, disabili, under 30 e over 55) che dovrebbero rappresentare il 75% dei soggetti coinvolti
“Il governo va avanti”. È in questa affermazione lapidaria del premier Draghi il messaggio della conferenza-stampa con cui a Palazzo Chigi si è voluto scandire il via alla fase-post estiva dell'attività di governo, presenti i ministri Bianchi, Giovannini, Speranza e Gelmini. Non che ci sia stato il tempo per distrarsi (“non abbiamo passeggiato”, ha detto il presidente del Consiglio), ma adesso i motori dovranno andare a pieno regime. E chi ci sta, ci sta. Il Parlamento sta operando molto proficuamente e l'Esecutivo, dal canto suo, pensa ad andare avanti. A cominciare dal potenziamento degli strumenti della lotta alla pandemia
Il disegno di legge delega “per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari”, approvato in prima lettura dalla Camera, ha una storia lunga e tormentata. L'antefatto è la legge n. 3 del 2019 – la cosiddetta “riforma Bonafede” dal nome dell'allora ministro della Giustizia – che ha introdotto il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Con il cambio di maggioranza tra il primo e secondo governo Conte, il 13 marzo 2020 l'esecutivo ha presentato a Montecitorio un nuovo ddl con l'obiettivo di rendere più rapida la definizione dei giudizi, anche per bilanciare il blocco della prescrizione. In gioco c'è l'articolo 111 della Costituzione che prevede il principio della “ragionevole durata” dei processi.
Dopo la pausa dei lavori parlamentari governo e partiti si troveranno subito di fronte una serie di scadenze estremamente impegnative e di rilevanza decisiva per la vita del Paese.