In questa fase della vita del Paese c'è bisogno di unire le forze per fronteggiare un'emergenza che ha almeno tre facce: sanitaria, sociale ed economica.
Ogni governo che si costituisce diventa sempre un governo del Parlamento perché è lì che trova la sua legittimazione democratica attraverso la “fiducia”.
“La consapevolezza dell'emergenza richiede risposte all'altezza della situazione”. Nelle parole di Mario Draghi subito dopo aver ricevuto l'incarico di formare il governo c'è la chiara eco della dichiarazione con cui ieri sera il capo dello Stato ha motivato in modo inoppugnabile la sua iniziativa. E anche il resto del breve discorso pronunciato oggi da Draghi davanti ai giornalisti ha ripreso in modo convinto i temi enunciati da Sergio Mattarella. “Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese”, ha scandito l'ex-presidente della Bce. In un momento così difficile per il Paese, i cittadini possono trovare in questi due personaggi un motivo di fiducia, anche se il percorso di Draghi si presenta tutt'altro che in discesa
Il comunicato del Colle come da prassi non lo esplicita, ma è del tutto evidente che all'ex-presidente della Bce sarà conferito l'incarico di formare un nuovo governo. L'iniziativa del Capo dello Stato è arrivata dopo la constatazione dell'impossibilità di ricomporre una maggioranza politica, certificata dall'esito del mandato esplorativo affidato al Presidente della Camera, Roberto Fico
Il passaggio odierno è molto delicato innanzitutto per la drammaticità della situazione sociale in cui si colloca e poi, a livello politico, per le ripercussioni delle scelte compiute o da compiere all'interno degli stessi partiti che saranno interessati dai colloqui di Fico. Il Paese, infatti, ha bisogno di avere “presto” un governo “con adeguato sostegno parlamentare”, ha puntualizzato Mattarella, sottolineando con forza le tre emergenze – sanitaria, sociale ed economica – che hanno investito il Paese e che richiedono “immediati provvedimenti” dell'esecutivo
La prosa asciutta del comunicato del Colle fotografa la situazione nei suoi elementi essenziali. Nel testo si rende noto che il capo dello Stato ha ricevuto Giuseppe Conte e il presidente del Consiglio “ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto”. A sua volta “il presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti”. L'ineccepibile formula di rito, conforme al dettato costituzionale sul ruolo dell'esecutivo dimissionario, si confronta con una situazione in cui il doversi limitare agli “affari correnti” suona come un vincolo da superare il prima possibile. Serve al più presto un governo nella pienezza delle sue funzioni e supportato da una maggioranza adeguata.
E' ineludibile ricostruire le condizioni per una partecipazione politica autentica, che non sia la sommatoria di paure ancestrali e di rivendicazioni corporative.
Superato questo doppio passaggio parlamentare c'è da registrare, innanzitutto, che si è evitato di interrompere l'azione del governo in un momento delicato e grave della vita del Paese. Ma le sfide da affrontare restano quelle che tutti ben conoscono, sia sul piano sanitario che su quello economico-sociale. La fiducia all'esecutivo non basta, c'è bisogno di restituire la fiducia ai cittadini e questo impegno, pur nella diversità dei ruoli, riguarda tutte le forze politiche