Le forze d'opposizione non vogliono dare sponde a Conte in un momento in cui intorno alla ricostruzione e, in particolare, al “tesoretto” in arrivo dall'Europa, si stanno ridefinendo posizioni e alleanze per il futuro. Del resto si tratta di un'occasione storica per tornare a investire in grande progetti e infrastrutture, dopo molti anni di stasi che hanno indebolito economicamente e socialmente il Paese ben prima dell'esplosione del Covid
Il coronavirus pare allentare le sue spire, è di nuovo possibile muoversi liberamente tra le Regioni e dall'Europa – che “manifesta di aver ritrovato l'autentico spirito della sua integrazione”, per citare le parole del presidente della Repubblica – arriverà per l'Italia un volume di risorse eccezionale. Però, ammonisce Giuseppe Conte, "bisogna saper spendere bene" e occorre mettere a punto "un progetto di Paese"
Mentre sulla giornata per ricodare le vittime del Covid-19 le forze politiche hanno trovato un accordo (18 marzo), la situazione resta più complessa per la tornata elettorale. Sulla data delle elezioni regionali e amministrative e del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, non si è ancora raggiunta un'intesa e le contrapposizioni sono forti, tanto che il voto sul relativo decreto-legge – necessario dopo il rinvio della tornata primaverile per l'emergenza sanitaria – è slittato alla prossima settimana
Il 2 giugno è la festa di tutti i cittadini, e un genuino spirito costituente dovrebbe spingere a valorizzare il ruolo delle “formazioni sociali”, a cominciare dalle famiglie.
Nella settimana che si chiude il governo Conte ha superato due scogli importanti. E' riuscito a portare finalmente in Gazzetta ufficiale il “decreto rilancio”, dopo un'estenuante attesa che ha fatto seguito ad un'altrettanto estenuante gestazione del maxi-provvedimento, e ha archiviato l'insidioso passaggio parlamentare sulla sfiducia chiesta dall'opposizione nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Ora però l'attendono tre sfide cruciali, che peraltro sono inevitabilmente connesse, come quasi tutto, in questa fase.
Nel 1970 l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario: la ricorrenza viene a cadere in un momento in cui il dibattito sul loro ruolo è diventato di strettissima attualità. Per cercare di capire le radici storico-politiche dei problemi che sono emersi in questi mesi drammatici per il Paese, può essere utile staccarsi per un istante dalla cronaca quotidiana e ripercorrere il sentiero che ha portato alla loro formazione. Proviamo a farlo con Paolo Pombeni, storico e analista dei sistemi politici che sull'impatto delle Regioni sulla vita politica spiega: "Le Regioni hanno avuto, per così dire, un grande successo. La classe politica ha scoperto che si aprivano nuovi spazi soprattutto per i partiti esclusi dal governo centrale"