Idee
Pov: bussi alla porta e ad aprirti è il vescovo in persona. “Buongiorno! Benvenuti nella Boulderkirche!”
Ci troviamo in Austria e più di preciso nella Höttinger Au, uno dei 20 quartieri statistici di Innsbruck, che comprende le aree a nord ovest del centro, sulla riva nord del fiume Inn, tra Mariahilf e Kranebitten. A settentrione il quartiere confina con la linea ferroviaria e arriva fino ai piedi della catena montuosa della Nordkette. In questa porzione del capoluogo tirolese si contano circa 1.300 edifici e 14mila abitanti. È un quartiere assai noto agli studenti universitari e a chi viaggia. In questa parte di città, infatti, si trovano il campus sportivo dell’università, la stazione ferroviaria di Hötting della Mittenwaldbahn e l’aeroporto di Innsbruck.
Fino al XIX secolo, l’intera area – che apparteneva storicamente al comune di Hötting – era caratterizzata prevalentemente da prati, boschi e spazi agricoli lungo il fiume Inn. Incorporata ufficialmente nella città di Innsbruck nel 1938, è subito dopo la Seconda guerra mondiale, che il quartiere inizia a popolarsi con la costruzione delle aree residenziali “Gießensiedlung” nel 1948 e “Helig-Jahr-Siedlung” agli inizi degli anni Cinquanta, in occasione dell’Anno Santo – il primo Giubileo ordinario dalla fine del conflitto –, da cui prende anche il nome.
Con l’arrivo di nuove famiglie, nel quartiere cresce l’esigenza di un nuovo centro parrocchiale. Nel 1960 la diocesi acquista un terreno e sei anni più tardi indice un concorso, vinto dall’architetto austriaco Horst Parson (1935-2015) con il suo progetto che prevedeva una chiesa con sala parrocchiale al piano interrato, una canonica, una residenza per studenti e un centro giovanile. I lavori per la costruzione della chiesa e della canonica iniziano il 7 ottobre 1968. È il 1° ottobre 1970 quando viene istituito il vicariato parrocchiale “Petrus Canisius” che, otto anni più tardi, sarebbe stato elevato a parrocchia autonoma dal vescovo Reinhold Stecher (1921-2013). La chiesa parrocchiale viene consacrata nel 1972, mentre la canonica viene inaugurata nel 1975.
Per decenni la chiesa, originale nella sua architettura a pianta quadrata, senza campanile, con un soffitto piano a cassettoni, è stato abitata e vissuta dalla gente del quartiere, che vi si ritrovava per le celebrazioni dell’anno liturgico e per le varie attività pastorali che hanno sempre trovato spazio nei locali del centro parrocchiale situato nel piano interrato. Poi, col passare il tempo, il numero dei fedeli è andato progressivamente calando e la chiesa parrocchiale dedicata a Petrus Canisius, che di Innsbruck è il patrono, si è andata svuotando.
La diocesi tirolese ha iniziato a cercare una soluzione per questo edificio. L’idea è arrivata, alcuni mesi fa, durante un incontro tra Guntram Mattle, imprenditore del Vorarlberg ed ex scalatore professionista, e il vescovo di Innsbruck, mons. Hermann Glettler. Un progetto capace di unire in maniera speciale sport, incontro e spiritualità. “Durante un incontro abbiamo concordato sulla nuova destinazione d’uso della chiesa Petrus Canisius – racconta Mattle – e abbiamo deciso di intraprendere questo progetto, consapevoli che avrebbe incontrato molti ostacoli”.
È nata così la prima “Boulderkirche” (letteralmente ‘chiesa di arrampicata’) che sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 7 novembre.
Il grande locale di circa 600 metri quadrati che fino ad ora ospitava la chiesa parrocchiale – tutelato dalle belle arti – è stata parzialmente sconsacrata lo scorso 21 febbraio. Inalterato è rimasto il suo cuore: l’altare al centro dell’aula con il grande crocifisso in vetro appeso al soffitto, al cui interno – a simboleggiare la vita e il sacrificio – sono stati inseriti numerosi pannelli triangolari di plexiglass rosso, concepiti per catturare e riflettere la luce. “Lasciar andare, ma non abbandonare – ha sottolineato mons. Glettler durante la celebrazione di sconsacrazione –. Ciò che è sempre stato questo luogo rimane. Si aggiunge semplicemente qualcosa”.
A maggio di quest’anno sono iniziati i lavori, approvati anche dall’ufficio federale per la tutela dei monumenti. Lo spazio che circonda l’altare è stato convertito in palestra per il bouldering.
A presentare sui social la prima “Boulderkirche” è lo stesso mons. Glettler, con un post pubblicato sul suo account Ig. “Cosa c’è di più cool di una Boulderkirche? – chiede – Una palestra di bouldering che unisce sport, incontri e celebrazione delle funzioni religiose. È davvero affascinante! La straordinaria architettura di Horst Parson, che risale agli anni Settanta, è stata sapientemente integrata con la nuova destinazione d’uso”.
Guntram Mattle, amministratore delegato della società Steinblock e responsabile del progetto, ne è convinto: “Questo è più di una semplice palestra di bouldering. Proprio in elazione ai riferimenti religiosi, si tratta di una sfida unica nel suo genere”. “Petrus Canisius diventerà per molti un luogo di ricarica spirituale – prosegue mons. Glettler su Ig – è previsto che ogni domenica sera, dalle 18 alle 20, venga celebrata una cerimonia religiosa proprio qui, al centro dell’impianto di bouldering. Una volta al mese ci sarà una s. messa, che sarà presieduta da me, come vescovo, un’altra volta ci sarà una preghiera di Taizé. Ci saranno poi momenti di preghiera e di approfondimento della Bibbia. I frequentatori della palestra e chi vorrà partecipare alle funzioni, si siederà attorno all’altare”. “Fortunatamente la chiesa non rinuncia alla propria missione, anche se apre il proprio spazio sacro alla comunità dei boulderisti: in futuro le celebrazioni religiose e gli eventi di minore entità si terranno nella cappella e nella sala parrocchiale al piano interrato dell’edificio”.
Un progetto che ha incontrato fin da subito anche il favore del primo cittadino di Innsbruck, Johannes Anzengruber. “Con l’apertura di un’area di ristoro, con relativa offerta gastronomica aperta a tutti, i collegamenti pedonali e ciclabili migliorati e le nuove infrastrutture, la Boulderkirche diventerà un punto di incontro aperto alla popolazione e un arricchimento per l’intero quartiere. Sarà un punto di ritrovo per i giovani, perché si trova nelle vicinanze dell’università”.
Le pareti di arrampicata che sono state sistemate all’interno della Boulderkirche sono state installate in modo da sembrare sospese e potrebbero essere smontate in qualsiasi momento. Nella nuova Boulderkirche il bouldering è declinato in tutte le sue forme: c’è un Tension Board, pannello di allenamento standardizzato per sviluppare forza, potenza e decisione tecnica, un Kilter Board e un Moon Board, inclinato fino a 40 gradi.
“Per molti giovani lo sport è una sorta di religione. Lì si sentono al sicuro, trovano un posto”, aggiunge Mattle, che ha finanziato l’intero progetto, costato 2,8 milioni di euro. “All’inizio in parrocchia c’erano molte riserve riguardo al doppio utilizzo, ma nel frattempo c’è chi si è abituato all’idea. Non solo. La responsabile del gruppo anziani della parrocchia ha annunciato che desidera venire a fare bouldering con le signore del suo gruppo”.
Ma cos’è il bouldering? Si tratta di una disciplina che, intrinsecamente, richiama molto alla vita quotidiana. La tecnica è la stessa dell’arrampicata sportiva. Se però l’arrampicata tradizionale si basa su lunghezze significative e sulla resistenza, cuore del bouldering sono piccole sequenze di mosse dinamiche e di forza, che si succedono per scalare brevissime vie su massi o appigli artificiali, generalmente definite come “problemi”. Altra differenza, rispetto all’arrampicata classica, è in questa disciplina la mancanza di un’assicurazione, vale a dire del tradizionale imbrago ancorato ad una fune di sicurezza. Se si perde l’appiglio si cade a terra. Ad attutire il colpo ci sono i “crash pad”, materassini di varie forme e dimensioni, capaci di ridurre gli effetti dell’impatto.
Così come nella quotidianità, ci si ritrova di fronte a dei problemi da risolvere, avendo a disposizione solo qualche appiglio, tutt’altro che facile da gestire, ma tutto da studiare e conoscere. Piccoli problemi quotidiani che richiedono una sequenza di piccole mosse dinamiche e di forza, da fare senza “assicurazione”. Nella vita come nel bouldering, c’è però sempre un “crash pad”, un materassino, che non evita, ma che comunque attutisce il colpo. Nella Boulderkirche, oltre ai “crash pad” in dotazione alla palestra, c’è anche il “crash pad” al centro della struttura, quell’altare e quel crocifisso a cui rivolgere lo sguardo per cercare la via. E non solo per arrivare in cima ad una parete.
“Non sono un boulder, ma imparerò. L’aspetto affascinante di Petrus Canisius sarà proprio il fatto che l’offerto si sport ricreativo sarà abbinata ad un’offerta spirituale – sottolinea convinto mons. Glettler –. Nella Boulderkirche il sacro non sarà presente solo la domenica sera quando, in futuro, si celebrerà la s. messa al centro della sala, ma anche quando si arrampica. Perché tutta la vita delle persone è sacra. Il crocifisso al centro di questo ambiente è un segno che ci richiama a Gesù, che ha unito noi uomini e allo stesso tempo ha unito la terra al cielo. È una proposta silenziosa per meditare, per trovare il centro della propria esistenza e forse, per qualcuno che è lontano dalla Chiesa è l’occasione per comprendere che questa porta aperta può farmi scoprire forse qualcosa di nuovo per me e per la mia vita”.