Fatti
I prodotti agricoli italiani ottenuti con tecniche di produzione biologiche avranno un loro marchio. Si tratta di un passo importante per tutti, che adesso deve essere compiuto con attenzione e precisione.
Regole di mercato più chiare, dunque, ma soprattutto uno strumento che dovrà servire ai consumatori per capire meglio cosa stanno acquistando: questo sarà il marchio biologico che presto sarà a disposizione. Regole per un comparto che, da nicchia di mercato, ha ormai raggiunto proporzioni ragguardevoli tra produzioni nazionali e arrivi dall’estero. Coldiretti – che approva l’introduzione del marchio così come anche le altre associazioni di produttori – in una nota spiega come “l’iniziativa arrivi in un momento in cui le importazioni di prodotti bio dall’estero continuano a crescere, registrando nel 2024 un aumento del 7,1% rispetto all’anno precedente”. La cosiddetta “filiera biologica” conta oggi circa 97mila operatori e un campo su cinque coltivato secondo il metodo biologico. Numeri importanti che derivano dal successo di mercato che vale circa 150 milioni di euro (stando ad una indagine Ismea-Coldiretti bio), e mostrano ancora ampi margini di crescita.
Un settore e un mercato, quelli dei prodotti biologici, che seguono regole particolari. Come, per esempio, la prevalenza dell’approvvigionamento diretto dal produttore che fa saltare una serie di passaggi intermedi; ma anche l’attenzione maggiore agli sprechi di cibo oppure all’uso contenuto degli imballaggi e delle confezioni. Ancora i coltivatori diretti, a questo proposito, ricordano una indagine Ispra che evidenzia come rispetto ai sistemi convenzionali in cui lo spreco è al 50-60%, nel caso di mercati locali degli agricoltori biologici si scende al 20-25%.
Il problema, come accade ogni volta che un mercato crescere e ha successo, è avere a disposizione le informazioni corrette per scegliere con avvedutezza. Da qui, appunto l’utilità non solo di informazioni chiare e veritiere ma anche garanzie di terzi affidabili. Ed è proprio ciò che il marchio biologico italiano dovrebbe fare. Per questo l’avvicinarsi del marchio nazionale è stato salutato con orgoglio dal governo. Il sottosegretario del ministero dell’agricoltura, Luigi D’Eramo, ha sottolineato che il marchio “renderà riconoscibili le nostre eccellenze, offrendo un’ulteriore garanzia ai cittadini sull’origine della materia prima e sugli alti standard di qualità e sicurezza dei prodotti biologici italiani. Un elemento innovativo che potrà contribuire a rilanciare la crescita del settore e a tutelare il lavoro degli operatori, valorizzando la produzione agricola bio del nostro Paese”. E di “svolta fondamentale per tutelare l’origine della materia prima biologica e rafforzare le garanzie di qualità e sicurezza per i cittadini”, parla anche Federbio che precisa come il marchio sia “una certificazione volontaria che si affianca al logo europeo”. E sempre l’associazione dei produttori biologici fornisce altri numeri che fanno capire quanto sia alta la posta in gioco. Stando ad alcuni dati dell’osservatorio Sana, nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo un valore pari a 5,5 miliardi di euro, mentre le esportazioni hanno sfiorato i 3,9 miliardi. Da qui, appunto, la conclusione di Federbio: “I cittadini sono sempre più attenti alla sostenibilità e questo marchio aggiunge un’ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente”. Ciò che occorre fare adesso, è però applicare le future nuove regole con attenzione, celerità e onestà.