Idee
Carta, libro, penna. E’ lo slogan che accompagna una sostanziosa intervista del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, concessa a Famiglia Cristiana.
Sostanziosa, perché tocca diversi temi delicati che si intrecciano con il mondo scolastico e che provocano qualche riflessione.
Si può cominciare proprio dallo slogan: “carta, libro, penna” sembra uno sguardo al passato in un mondo, quello scolastico, che inevitabilmente deve misurarsi con il futuro. E nel futuro (ma è già presente), ci sono mondi digitali e intelligenza artificiale.
Per il ministro la questione è subito risolta. Provocato proprio sul tema dell’intelligenza artificiale risponde così: “Proprio nell’era dell’Intelligenza artificiale non dobbiamo dimenticare l’intelligenza umana. Tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che l’uso intensivo e precoce del cellulare non consente ai bambini di attivare quelle aree cerebrali che invece la lettura del libro cartaceo e la scrittura manuale consentono di sviluppare”.
Sempre in tema di “ritorno al passato” l’intervista a Famiglia Cristiana ricorda il richiamo delle poesie da imparare a memoria nella scuola primaria. E’ un esercizio importante – spiega il ministro – “per non spegnere la memoria dei nostri bambini. Perché sappiamo perfettamente che, tra i danni dell’abuso precoce del cellulare e dei social, vi sono la diminuzione dell’attenzione, della creatività, della fantasia e della memoria. E poi perché le poesie rappresentano un patrimonio espressivo, di immagini, una ricchezza di sensibilità che è giusto che i nostri bambini posseggano”.
Al di là degli stereotipi, la dialettica passato/futuro che si coglie nel testo del settimanale e nel pensiero del ministro è particolarmente interessante. Da una parte provoca: non possiamo dimenticare il presente, la situazione contemporanea, le “magnifiche sorti e progressive” che segnano il nostro tempo (digitale, social, intelligenza artificiale, smartphone e chi più ne ha più ne metta), ma è chiara la necessità di “governare” i cambiamenti, anche facendo ricorso a strumenti della tradizione, valorizzando le risorse già a disposizione e rodate negli anni passati.
Trovare un equilibrio efficace è il vero problema, per evitare ritorni nostalgici che sarebbero ugualmente problematici come le cieche fughe in avanti.
Non a caso sempre nell’intervista torna l’argomento forte della formazione dei docenti. Il Ministro ne parla specificamente a proposito dell’intelligenza artificiale, ricordando stanziamenti e iniziative già avviate.
Un’altra “chicca” presente nel testo dell’intervista riguarda lo studio a scuola dei brani dei cantautori: “Ovviamente quelli che hanno un certo livello e una certa valenza poetica”, precisa Valditara, ricordando quanto già previsto per i licei. In realtà, non è inutile ricordarlo, sono i docenti, che nella loro libertà di insegnamento, e nel quadro delle linee programmatiche, possono inserire testi e autori funzionali alla didattica. Cosa che avviene da sempre nelle scuole italiane.
C’è infine il tema dello studio della Bibbia, ma qui tocchiamo un argomento con infinite sfumature, che certo meritano ben altro spazio.