Per il sesto anno consecutivo, l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali (Ucs) della Cei, il Centro di ricerca Cremit dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) pubblicano insieme un volume a commento del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
È prima di tutto necessario "uscire": un gesto già non scontato nell’era del web 2.0 ed ancora più raro in questo tempo di Covid-19 dove tutto sembra richiamarci invece alla "chiusura", all’isolamento ed al distacco dagli altri. Ecco perché l’invito a "consumare la suola delle scarpe" non rappresenta una semplice espressione colorita o la nostalgica riproposizione di un lontano trapassato ma la proposta dirompente per un giornalismo che sappia riconquistare a pieno titolo il suo ruolo nella nostra società e nella Chiesa
Domenica 16 maggio si celebra la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “‘Vieni e vedi’ (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono” il tema del Messaggio di Papa Francesco. Abbiamo raccolto testimonianze dall’Europa e dal mondo
"Ci accorgiamo di essere così legati, tutti gli esseri umani, che se non si risolve il problema di tutti, non si può nemmeno risolvere quello di ciascuno. Un mondo in cui un pugno di straricchi concentra la massima parte della ricchezza, mentre milioni e milioni di esseri umani fanno i conti con la fame e la miseria estrema, non è concepibile", dice al Sir il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino
Caro sant’Antonio... Chissà quante persone si sono rivolte al Santo dei miracoli, come viene chiamato nella tradizione popolare, in maniera informale, come ci si rivolge a un amico. E in effetti per molti Antonio è una figura fidata, cui aprire il cuore, confidare difficoltà e angustie, ringraziare per un figlio atteso per lungo tempo, una guarigione, una sofferenza superata.
Quaranta anni dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, a Roma ci sono delle cose che ancora ricordano quel 13 maggio 1981, quando Mehmet Ali Ağca alle ore 17,17 in piazza San Pietro sparò due colpi di pistola per uccidere il Papa. Tra questi sicuramente la maglietta che Karol Józef Wojtyła indossava mentre veniva colpito dai proiettili, da anni custodita in una chiesa nel quartiere Boccea della capitale, all’interno della casa Regina Mundi di Roma. “La maglietta racconta un grande evento, l'attentato a Giovanni Paolo II, quindi la sofferenza, il dolore, l’abbandono. Ma racconta anche la protezione grande e speciale di Maria che gli è stata molto vicino, infatti il proiettile lo ha ferito ma non ucciso. Racconta anche una storia di perdono grande”, le parole di suor Maria Rosaria Matranga
Nell’arco di una sola generazione – tra il 1964 e il 1995 – l’Italia è scesa da un tasso di fertilità del 2,65 a 1,19. E la pandemia sta facendo il resto del lavoro sporco. Al punto da far dire a Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat, che “si sta spegnendo il motore della società”. E che è assolutamente opportuno riportare al centro del dibattito pubblico la situazione demografica del Paese. È quanto certamente accadrà nel corso degli Stati generali della natalità promossi dal Forum delle associazioni familiari che si terranno a Roma il 14 maggio e che si apriranno con l’intervento inaugurale di papa Francesco. Un’occasione imperdibile per individuare le vie di fuga dall’inverno demografico che sembra condannare l’Italia a una desertificazione che mal si concilia con il desiderio di risalire la china, dopo i colpi durissimi inferti dalla pandemia sia al sistema produttivo sia alla relazionalità sociale
Papa Francesco ha aperto gli Stati Generali della Natalità affermando che "senza natalità non c'è futuro. Se le famiglie ripartono, tutto riparte". "Dobbiamo mettere prima i figli, se vogliano rivedere la luce dopo il lungo inverno". Bene l'assegno unico, ma servono "riforme sociali" strutturali e di ampio respiro - soprattutto a favore delle giovani famiglie - che mettano al centro la "sostenibilità generazionale". "Che cosa ci attrae, la famiglia o il fatturato?". "Come è possibile che una donna debba provare vergogna" se rimane incinta? "I giovani non crescono grazie ai fuochi d'artificio dell'apparenza, e mantenersi giovani non viene dal farsi selfie o ritocchi, ma dal potersi specchiare un giorno negli occhi dei propri figli"