Sullo sfondo di San Pietro, Papa Francesco, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, pregano per un futuro di pacificazione per i propri popoli e per tutta l'area. Con loro il Patriarca Bartolomeo. Ognuno ha pregato nella propria lingua seguendo l'ordine cronologico delle religioni, ebrei per primi, cristiani e musulmani. Poi hanno piantato un ulivo a sancire il comune desiderio di pace di israeliani e palestinesi
Da Antonio viene il messaggio e l’invito ai credenti per le impegnative sfide che oggi sono chiamati ad affrontare perché il vangelo sia autentica forza di liberazione e di promozione umana. Così il vescovo Mattiazzo nel suo messaggio in occasione delle festività in onore di sant'Antonio in questo 2014. E poi prosegue: «Nella sua predicazione il Santo ha criticato la violenza e il dispotismo, ha combattuto l’usura, si è opposto all’oppressione, ha promosso la concordia e la pace. Padova ha raggiunto grandi risultati in campo accademico e sanitario, ed è ricca di persone oneste e impegnate. Ma è anche una città che invecchia rapidamente. Affidiamo il sindaco e l’amministrazione alla protezione di sant'Antonio, perché svolgano con rettitudine il loro incarico a servizio del bene comune in un periodo di grandi cambiamenti».
In Giordania, in Palestina e in Israele papa Francesco ha mostrato una grande compassione verso coloro che da troppo tempo convivono con la guerra e hanno il diritto di conoscere finalmente giorni di pace. Da questo sentimento è nato l'invito rivolto ad Abu Mazen e a Shimon Peres di ritrovarsi insieme nella casa del papa a pregare per la pace domenica 8 giugno.
Papa Francesco nel suo messaggio per la 48ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ci propone una rivoluzione copernicana: «La comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica». Poi il messaggio ci dice qualcosa su "chi è l'uomo", sulla sua ontologia. Possiamo riassumerlo così: l'uomo ė un essere comunicante, e la comunicazione si realizza nella prossimità. Infine con l'icona del Samaritano ci dice che comunicare è prima di tutto incontrare.
L’enciclica Humanae vitae e le tecniche contraccettive hanno diviso il mondo cattolico, alimentando uno “scisma sommerso” che non può non interrogare la chiesa, e che oggi si somma ai delicati interrogativi aperti dalle nuove frontiere della procreazione assistita. La vera sfida, insomma, è quella di capire il senso del "generare".
Cinquant'anni dopo lo storico incontro tra Paolo VI e Athenagoras, papa Francesco e il patriarca Bartolomeo entrano mano nella mano a Gerusalemme e raggiungono la pietra dove fu deposto il corpo di Gesù e si inginocchiano in silenzio e pregano. Le loro parole coraggiose e i loro gesti eloquenti appaiono una solenne promessa di riconciliazione. Firmata una lunga dichiarazione congiunta.
Il sorprendente invito del papa è stato subito raccolto dai due presidenti. L'incontro dovrebbe svolgersi prestissimo. Ma la domenica di Francesco è stata anche contrassegnata da un altro gesto senza precedenti: la preghiera silenziosa con la mano appoggiata al muro di separazione israeliano. Poi il bagno di folla a Betlemme e la successiva riaffermazione: «La soluzione di due stati diventi realtà».