La morte del papa emerito Benedetto XVI Dopo quasi dieci anni dalla storica rinuncia al ministero petrino, Joseph Ratzinger torna alla casa del Padre. E tuttavia il 265° successore di Pietro non merita di essere ricordato solo per quella scelta rivoluzionaria, ma anche per la ricchezza e la densità degli otto anni del suo papato
Un weekend dedicato alle giovani coppie di fidanzati, organizzato dall’Azione cattolica di Padova, per crescere nel rapporto di coppia e nella fede condivisa.
Le reazioni di associazioni e organizzazioni alla morte di Joseph Ratzinger. Mons. Perego (Migrantes): “Il Magistero che ci lascia sulle migrazioni è ricco. La sua morte ci consegna questa speranza dei migranti per costruire con loro il nostro futuro”. Acli: “Ha operato per il rinnovamento della Dottrina sociale della Chiesa alla luce delle esigenze dei tempi nuovi”. Sant’Egidio: “Un Pastore mite dal profondo pensiero teologico e umanista”
“Signore, ti amo!”. Sono state queste le ultime parole di Benedetto XVI. Lo ha confermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Le notizie e i fatti concreti vengono a colpire la comunità monastica con vigore pregnante e la reazione, pur sempre radicata nella fede orante, non manca di essere attraversata da interrogativi e talvolta anche da inquietudini. I discorsi, le prese di posizione, i gesti concreti del Pastore della chiesa, a maggior ragione, vengono accolti, soppesati e sottoposti al… setaccio. Quando poi ci si trova dinnanzi ad un teologo del valore di Joseph Ratzinger la presa vuole essere diretta e senza ombre.
Mons. Coda, segretario generale della Commissione Teologica Internazionale, traccia il “profilo ecumenico” del Papa emerito Benedetto XVI. “Ha ridato slancio e speranza alla causa dell’unità, nello spirito del Vaticano II rilanciato dall’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II”, dice. In particolare si deve a lui e alla sua “guida ispirata e autorevole” la ripresa del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. “Il passaggio delicato e interpellante, nel cammino verso la piena e visibile unità tra le Chiese, che siamo oggi chiamati a vivere – osserva il teologo italiano - è quello dal dialogo della carità al dialogo della verità: tenendo fermo che la verità si dà solo là dove la si cerca e la si accoglie nella carità”.
Tre encicliche in otto anni di pontificato: due dedicate ad altrettante virtù teologali – l’amore e la speranza - e la terza alla dottrina sociale della Chiesa