A un anno dalla scomparsa, mons. Mario Morellato racconta alcune riflessioni, lucide e profonde, condivise con mons. Panizzolo nel corso dei suoi ultimi giorni all'Opsa
“Il cristiano non è fatto per vivere in un frammento della realtà, ma per aprire la propria vita agli altri. Facciamo entrare in noi la luce che viene dall’alto e creiamo punti luminosi di vita nuova”. Lo ha detto lunedì mattina (25 luglio), mons. Juliàn Barrio Barrio, arcivescovo di Santiago, durante la messa solenne in occasione della festa di s. Giacomo. Oltre duecentomila i pellegrini che dall’inizio da gennaio ad oggi, sono arrivati a Santiago, in quello che è stato definito “l’anno della rinascita”
Tra i tanti, che metaforicamente o fattivamente si mettono in cammino ogni anno, molti decidono di intraprendere la strada che porta a Santiago de Compostela. Non tutti lo fanno per motivi religiosi, ma c’è anche la pietà popolare, ovvero chi decide di uscire da sé stesso e dalla propria vita e diventare pellegrino
“Con lui scompare una figura che ha fatto onore alla Curia Romana per la solidità della sua fede, per la genuina spiritualità, per il vivo sensus Ecclesiae, il grande equilibrio nei giudizi, la pacatezza, il buon senso, l’amabilità e la finezza di tratto”.
“Nel giorno del patrono dei diaconi permanenti, il nostro grazie va a chi si dedica a questo servizio per la comunità cristiana”. Ad affermarlo l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, nella messa che ha celebrato ieri nella cattedrale di San Lorenzo, nella giornata dedicata alla memoria di San Lorenzo diacono e martire.
La formazione parte dalla liturgia per arrivare alla liturgia Per prendere parte al mistero di Dio per via simbolica è necessario realizzare percorsi che aiutino a non ridurre il rito a concetto. Serve fare bene ciò che va fatto
A Salboro i più anziani ricordano ancora che, terminata la guerra, qualche anno dopo alcuni intraprendenti capi famiglia, sotto l’impulso del parroco di allora don Placido Ponchia, per il giorno dell’Assunta diedero vita alla prima festa patronale che è giunta fino a oggi.
Chi è il seminarista oggi? Quale il prete di domani? Per quale Chiesa? Quali strumenti per la formazione? Queste le domande centrali emerse dall’Incontro nazionale dei rettori dei Seminari d’Italia e dei responsabili delle Comunità propedeutiche, tenutosi a Siena dal 25 al 28 luglio. Il titolo dell’evento richiama le parole di Santa Caterina da Siena: “Entriamo nella profondità di questo pozzo”, per ascoltare su quale strada lo Spirito chiede di incamminarsi per formare i futuri preti, alla luce della realtà sociale ed ecclesiale in così veloce evoluzione.
Ognuno viene da un’esperienza o da una vita particolare e sceglie il silenzio per esigenze che altri non hanno. Questo lo porta inevitabilmente a darsi una regola di vita che è diversa da quella di un altro. Scriveva Giovanni Crisostomo: “Gesù Cristo non usa né il nome di laico, né quello di monaco. […] è dunque un errore mostruoso credere che il monaco debba condurre una vita più perfetta, mentre gli altri possano fare a meno di preoccuparsene […]. Quelli che vivono nel mondo e i monaci devono arrivare a un’identica perfezione” (Contro gli oppositori della vita monastica 3,14)