Papa Francesco ha affidato alle famiglie le meditazioni e le preghiere della prima Via Crucis al Colosseo, dopo la pandemia. Nella tredicesima stazione, Irina e Albina, una infermiera ucraina e una studentessa russa, portano insieme la Croce, mentre la meditazione è sostituita dalla preghiera silenziosa e preceduta da questa invocazione: "Di fronte alla morte, il silenzio è più eloquente delle parole. Sostiamo pertanto in un silenzio orante, e ciascuno nel proprio cuore preghi per la pace nel mondo". "Converti al tuo cuori i nostri cuori ribelli, perché impariamo a seguire progetti di pace", la preghiera finale del Santo Padre dalla terrazza del Palatino
Gesù, il Cristo, il nazareno, è veramente risorto! E noi sentiamo in tutte le fibre del nostro essere che la sua vita ci avvolge, ci intride, ci rigenera. Lo sentiamo non con i sensi della carne – ché anzi tanta stanchezza e annunci sinistri di morte ci sfiancano - ma con lo sguardo e l’udito della fede, con l’odorato e il tatto e il gusto dell’amore, con l’intuito dello Spirito che – sola grazia – si unisce al nostro spirito per attestarci che più forte di tutti i macigni di morte è la fedeltà del Vivente
“La Pasqua non accade per consolare intimamente chi piange la morte di Gesù, ma per spalancare i cuori all’annuncio straordinario della vittoria di Dio sul male e sulla morte”.
San Frumenzio è una parrocchia giovane ma da cui sono già usciti un cardinale e due vescovi. Tante le iniziative di carità a beneficio degli ultimi del Nuovo Salario e dei quartieri vicini e un ponte missionario che da Roma arriva fino al Mozambico
«L’intenzione è quella di riconoscere non tanto i meriti alle singole persone – senza togliere la stima nei confronti di ciascuno – ma ai fatti, che sono legati a luoghi o servizi, che hanno a che fare con le persone e che vogliono essere un segno di priorità, di sensibilità del vescovo, e per “vescovo” intendo la Chiesa di Padova».
“In ogni Stazione non c’è una sola famiglia che ha contribuito a scrivere meditazioni e preghiere, ma tante. È un lavoro corale, bello”, spiegano al Sir i coordinatori
Stasera, in piazza San Pietro, saranno in dieci – compresi tre dei nove nipotini – a rappresentare la famiglia aperta all’accoglienza come la pensava don Oreste Benzi: senza confini e differenze tra normodotati e diversamente abili, tra famiglia naturale e famiglia affidataria, tra le diverse generazioni.
A 25 anni dall’incendio che, nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997 divampò nella Cappella del Guarini - dove, in una teca d’argento, era conservata la Sacra Sindone, il Sir ha incontrato Irene Tomedi nel suo laboratorio a Bolzano. Ricorda ancora l'emozione: “Ero consapevole della grande responsabilità che ci era stata affidata. Da qui il mio timore”