Quei cubani cattolici che dagli Usa pregano per i giovani che si ribellano

Da quando le proteste sono cominciate si ritrovano online da Tampa, Orlando, e da altre città della Florida, ma anche da Atlanta in Georgia e da New York; ogni sera alle nove. Pregano per Cuba, pregano per la loro terra e per gli amici e i parenti scesi in piazza a protestare per la fame, per la sete di libertà, per quel mondo che internet ha avuto la capacità di mostrare diverso dalla narrativa del governo. Maria è economista, ma prima di tutto è una cattolica che quattro anni fa, grazie al lavoro del marito è arrivata negli Stati Uniti e ci è rimasta. È lei l’anima della preghiera notturna dei cubani-statunitensi che accompagnano a distanza quanto si vive sull’isola

Gli interminabili paradossi libanesi. Un Paese sull’orlo del collasso salvato dalla resilienza dei suoi cittadini

Chi si trovasse a passare per il Libano di questi tempi non potrebbe non manifestare non poche perplessità a proposito di una società che appare contradditoria, in ogni caso unica al mondo. Che Giovanni Paolo II l’abbia chiamato con un’espressione che sapeva di profezia “un messaggio”, sembra più che mai una realtà. Il Libano è un messaggio, più che uno Stato. Un messaggio, più che un popolo (di 18 comunità religiose). Un messaggio più che un sistema economico efficiente. Ma un messaggio fondamentale, come hanno sottolineato il primo luglio le massime autorità cristiane libanesi riunite a Roma da papa Francesco, perché il Libano è il solo Paese mediorientale con una minoranza cristiana solida, in un Paese irriducibilmente di minoranze.