Trent’anni fa gli sbarchi in Salento. Quei migranti riconosciuti e accolti come fratelli

Trent’anni fa, nel Salento, una gara di solidarietà che resta nella memoria identitaria di questa terra. Sino al ’91 a sbarcare, di notte e di nascosto, erano soltanto i contrabbandieri. Quasi sempre italiani che trafficavano con le sigarette. E non venivano mai dall’Albania, che era uno Stato impenetrabile. Poi, improvvisamente, giunse qualche barca malandata, carica di persone prive di tutto. Nei primi giorni di marzo fu come un’improvvisa esplosione: approdavano dappertutto lungo tutta la costa, con vecchi pescherecci o piccole navi in disarmo, da abbandonare dopo l’arrivo. Piene all’inverosimile

Albania: a 30 anni dal grande esodo

Fu un’emergenza umanitaria senza precedenti: nel porto della città pugliese attraccarono decine di piccole imbarcazioni e grosse navi mercantili gremite di uomini, donne e bambini. Per molti di loro l’Italia rappresentava una vera e propria ‘terra promessa’, il sogno di una nazione ricca e benestante suggerita da film e talk show che avevano diffuso sull’altra sponda dell’Adriatico la speranza di un domani migliore