Il card. Mario Zenari, nunzio apostolico, torna a parlare della Siria in un video- intervista della Fondazione Avsi, partner tecnico nel progetto "Ospedali Aperti". "La Siria è un paese ammalato e povero, dove la speranza sta morendo". La guerra, la "bomba della povertà", il Covid-19 gravano sulla popolazione. L'impegno a fianco dei malati più poveri curati nei tre Ospedali Aperti di Damasco e Aleppo: 40 mila quelli curati fino ad oggi. Si punta ai 50 mila per il 2021. Ma serve l'aiuto di tutti. "Aspettiamo anche noi che qualcosa di buono avvenga, aspettiamo i miracoli del Signore anche in Siria"
La procura del Cairo ha deciso di non collaborare con quella di Roma nel processo ai 5 agenti dei servizi segreti egiziani che avrebbero ucciso il ricercatore italiano. I commenti di Brighi e Biancani (esperte di Medio Oriente): “L’Egitto è il vero vincitore di questi anni intercorsi dall’omicidio Regeni"
Ha compiuto 40 anni il 22 maggio scorso il Movimento per la Vita di Padova: un compleanno in sordina, festeggiato in piena pandemia. Il suo inizio è stato intenso e impegnativo, fin dai suoi esordi si è posto al fianco del Cav, Centro aiuto alla vita, nato due anni prima, nel 1978 e ne ha condiviso valori e inerenti. Il Movimento era ed è la risposta culturale per dare valore alla vita, difenderla, ma anche tutelare la donna nella sua libertà. Il Centro invece è l’azione concreta, l’aiuto immediato.
In alcune provincie dell’Argentina si muore ancora di Covid, ma forse il peggio è alle spalle. I morti sono stati inceneriti, come disponevano le autorità sanitarie. I vivi stanno ricucendo le molte ferite aperte: familiari, amici, vicini di casa scomparsi, attività economiche compromesse, il lavoro decurtato. La vita nella baraccopoli, che già era in equilibrio precario, è stata scompaginata da uno tsunami lungo sette mesi. La fragile economia delle villas miserias messa in ginocchio. Eppure c'è il segno di una solidarietà generosa, caparbia, contagiosa, che ha sfamato migliaia di persone tutti i giorni, ha realizzato rifugi per l’isolamento degli infetti, ha allestito ricoveri per chi era a rischio, ha disinfettato strade, cortili, piazze, giardini e scuole perché potessero giocarci i più piccoli con una certa sicurezza.
Un quartiere che diventa “casa”, comunità, luogo di aiuto reciproco e cura della vita. “La casa è il quartiere”. È l’espressione che ti ripetono tutti nelle “villas” di Buenos Aires, dopo duecento giorni praticamente ininterrotti di lockdown. Ce lo dice il vescovo di San Justo, mons. Eduardo García, il parroco di La Matanza, il cura villero padre Tano Angelotti, il medico Ricardo Paiva, che sempre a la Matanza ha aperto un ambulatorio con un servizio di ambulanza. Ce lo rivela, perfino, un originale programma televisivo tutto dedicato alle opere cui la “fantasia della carità” ha dato vita in questa immensa periferia. L’Argentina è stato il primo Paese dell’America Latina a chiudere tutto. È grazie alle parrocchie delle villas se i drammatici effetti sociali di questo lungo blocco - mancanza di lavoro, chiusura delle scuole, sovraffollamento nelle piccole e fatiscenti abitazioni, la presenza della criminalità e del narcotraffico - sono stati attutiti e non sono diventati devastanti
I dati del Rapporto di Libera e Lavialibera. Il numero di interdittive antimafia nei primi nove mesi dell’anno viaggia alla media di sei al giorno; usura in crescita del 6,5%, rischio liquidità per circa 100 mila imprese società di capitali e allarme per i cybercrimes, in aumento rispetto allo scorso anno