Nicaragua: Chiesa sotto attacco. La sua colpa? Non tacere la gravità della situazione politica e sanitaria

I cittadini del Nicaragua vivono una situazione sempre più difficile, un incubo dal quale pare sempre più difficile trovare una via d’uscita. Prigionieri di un Governo che ha eliminato le libertà fondamentali. Che continua ad alimentare ostilità verso la Chiesa e non impedisce, anzi perlopiù favorisce, attacchi che il card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, ha definito di “natura terroristica”, come quello perpetrato venerdì 31 luglio alla cappella del Sangue di Cristo, nella cattedrale della capitale. Un gesto molto preoccupante, che si aggiunge ad altri due attacchi subiti nell’ultimo mese da luoghi sacri, precisamente dalle cappelle della Veracruz e del Nindirí. In queste settimane, agli occhi del regime, la Chiesa nicaraguense ha una “colpa in più”, oltre a quella di difendere, da anni, le libertà e i diritti umani e di denunciare le continue violazioni di tali diritti. La “colpa” è, appunto, quella di non tacere la gravità della situazione sul Covid-19

Egitto, “Io, esiliato dopo il carcere e le torture, oggi aspetto Patrick”

Ibrahim Heggi è il portavoce europeo del Movimento 6 Aprile: dopo 21 giorni di detenzione, nel 2008 si è trasferito a Milano, e oggi non può tornare nel suo paese perché sarebbe troppo pericoloso. “È lo stesso destino che potrebbe capitare a Patrick dopo la liberazione. Il regime di Al-Sisi è più feroce di quello di Mubarak: chiunque parli di diritti umani viene massacrato”