Il sabato della rabbia. A quattro giorni dalla terribile esplosione al porto di Beirut che ha ucciso almeno 158 persone e ferito altre 6.000, i libanesi sono scesi in piazza per dare voce a tutta la loro rabbia.
“Il Santo Padre ha promesso di aiutare il Libano in questo momento drammatico. La Chiesa è sempre vicina ai suoi figli. La fede è più grande della tragedia”: sono le parole del nunzio apostolico in Libano, mons. Joseph Spiteri, che stamattina ha fatto visita ai luoghi dell’esplosione del 4 agosto fermandosi a parlare con i volontari della Caritas Libano.
Dopo lo choc per le esplosioni di martedì 4 agosto che hanno raso al suolo il porto e distrutto parte dei quartieri cristiani limitrofi, sale la protesta della popolazione contro il governo, contro chi ha permesso questa tragedia per negligenza, contro una corruzione sistematica. Fady Noun, giornalista del quotidiano "L’Orient-Le jour", spiega: “Il Libano è in fallimento, la moneta è a terra, la corruzione è sistematica. È un male che divora da dentro. Di fronte a tutte queste crisi, si è aggiunta la crisi sanitaria per il Covid-19. Più che un cambio di governo, ciò di cui ha bisogno il Libano, oggi, è una nuova generazione di leader politici ma ciò richiede tempo”
L'ong cita in giudizio anche l'autorità portuale di Palermo, per aver violato il diritto internazionale del mare, bloccando la nave Alan Kurdi, il 5 maggio scorso: "Salvare è un obbligo giuridico"
Sono 120 i giovani volontari e gli operatori di Caritas Libano attivi sin dal primo momento dell’esplosione nel porto di Beirut, martedì 4 agosto, che ha provocato, ad oggi, 137 morti, oltre 5.000 feriti e 300mila sfollati.
I dati aggiornati a 31 luglio di Inail. Più 1.377 denunce rispetto al monitoraggio del 30 giugno. I casi mortali sono 276 (+24). Otto denunce su 10 sono concentrate nell'Italia settentrionale. I più colpiti i lavoratori della Sanità, tra cui spiccano gli infermieri
Quello che il Presidente della Regione Veneto ha più volte definito “l’artiglieria pesante”, il nuovo Piano di Salute Pubblica per fronteggiare ogni eventualità di ritorno importante del Covid-19 in autunno-inverno, è pronto ed è stato anche approvato dalla Giunta regionale, dopo l’avallo del proprio Comitato Scientifico.
“32mila disoccupati e 220 milioni di dollari di perdite”: in questi due numeri può essere riassunta la crisi del settore turistico della Palestina scatenatasi con l'inizio della pandemia Covid-19. A parlarne è Tony Khashram, amministratore delegato di Aeolus Tours e presidente di Hlitoa, Holy Land Incoming Tour Operators Association, un network che riunisce 50 operatori turistici palestinesi
Era il 7 febbraio quando il 27enne egiziano, studente dell’Università di Bologna, venne arrestato all’aeroporto del Cairo e poi condotto in carcere. Sei mesi con pochissime informazioni sulla sua condizione e moltissimi dubbi sul futuro. Amici e associazioni continuano a chiedere la sua libertà