Daniel Noboa vince il ballottaggio in Ecuador contro Luisa González con un ampio margine. I vescovi esortano a rispettare la volontà popolare e a superare le divisioni per costruire un Paese fondato su fraternità, diritti e giustizia
Due anni sono trascorsi dal 15 aprile 2023, quando è esplosa in Sudan la guerra. Una guerra dimenticata, che non ha mai fatto notizia e che continua a uccidere, affamare, distruggere.
A Gaza è una “situazione drammatica, catastrofica, vergognosa, dobbiamo dirlo, dove la dignità delle persone, di quei 2,3 milioni di persone, non è tenuta in minima considerazione.
Crescita dimezzata, ma conti in ordine (anche se il debito pubblico resta un macigno). Questo è il quadro che emerge dal Documento di finanza pubblica, il testo che sostituisce il Documento di economia e finanza, ormai ben noto come Def.
A poco più di un anno di distanza dalla dichiarazione dello stato d’emergenza e dalla militarizzazione, di fatto, del Paese, decise dal presidente Daniel Noboa, alla vigilia di un delicato ballottaggio per le elezioni presidenziali, l’Ecuador è nella stessa situazione di prima. Anzi, violenza e omicidi sono a livelli record.
“Attraverso l’istruzione possiamo veramente costruire ponti e promuovere l’integrazione”: ne è convinta Mouna Maroun, rettrice dell’Università di Haifa, che, ieri a Roma, ha incontrato diplomatici e membri delle università pontificie e italiane, in una conferenza promossa dall’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, guidata da Yaron Sideman. Inserita da Forbes tra le prime 50 donne più influenti in Israele, Maroun, prima araba, cattolica, a guidare un’università israeliana, ha fatto dell’istruzione, della convivenza quotidiana e del dialogo i valori su cui costruire una società riconciliata dopo lo shock del 7 ottobre 2023
L'amministrazione statunitense sta assumendo decisioni che turbano i mercati e il commercio internazionale e alimentano tensioni su scala globale. I dazi colpiscono tutti: aziende, lavoratori, consumatori. La Commissione Ue corre ai ripari e minaccia l'uso dello "Strumento anti-coercizione", una serie di misure per proteggere gli interessi europei. Ma di cosa si tratta?