“Tra gli abitanti di Erbil c’è molta tensione dopo gli attacchi missilistici della scorsa notte contro basi militari Usa. Adesso la paura più grande è quella di non sapere cosa accadrà. Quali potranno essere le conseguenze. È una paura che blocca”. Così padre Paolo Mekko, parroco caldeo di Karamles, uno dei tanti villaggi cristiani della Piana di Ninive, racconta al Sir lo stato d’animo degli abitanti di Erbil, in particolare della comunità cristiana con cui, afferma, “sono in contatto continuo”.
“Il sole sorge su Erbil: tra ombra e luce preghiamo per la pace in Iraq e nella regione. Nessuna vittima qui stanotte: possa prevalere il dialogo tra persone di buona volontà”. Il convento domenicano Pierre Martyr si trova nel cuore della città del kurdistan iracheno questa notte presa di mira dai missili iraniani diretti alle forze militari Usa e internazionali – italiane comprese – di stanza nella regione.
Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici delle vittime che hanno perso la vita nell’incidente dell’aereo della compagnia Ukrainian Airlines.
Cercare di “agire nel modo più efficace possibile” è la preoccupazione della Commissione europea in questo contesto di crisi, guardando all’escalation della violenza in Iran, Iraq e Libia: stamane a Bruxelles il collegio dei commissari si è riunito sotto la presidenza di Ursula von der Leyen, che ha poi incontrato la stampa.
Sarebbero circa sei milioni gli italiani che, stando ad una analisi Coldiretti-Ixe’, sono rimasti senza regali principalmente a causa delle difficoltà economiche.
“Davanti ad una vita umana, uccisa dalla povertà e dal gelo, serve rispetto. Ma anche verità. La Regione Veneto non si è dimenticata dei senza tetto: nel triennio 2018-2020, grazie al piano regionale di contrasto alle povertà, ha assegnato oltre 4,6 milioni di euro alle iniziative dei comuni e del terzo settore a favore delle persone in condizioni di povertà estrema, senza una dimora”.
"Per ora non abbiamo ridotto le nostre attività né attivato particolari procedure anche se preferiamo non far rientrare il personale espatriato. Riceviamo informazioni che ci consigliano di non tornare a Tripoli per il momento. Una trentina di nostri operatori libici continuano a lavorare, con le necessarie cautele": a parlare al Sir è Cesare Fermi, responsabile dell’unità migrazioni di Intersos, che opera tra Libia, Tunisia e Grecia. Numerose organizzazioni umanitarie hanno ritirato i propri operatori sul campo oppure preferiscono mantenere un basso profilo per motivi di sicurezza
Un piano nazionale in risposta alla crisi degli incendi che stanno devastando l’Australia e un appello a “prendersi cura della nostra casa comune in modo da prevenire tali calamità in futuro”.