El Nino mette in ginocchio lo Zimbabwe: niente acqua né raccolti

Il Paese degli elefanti sta scontando un periodo di profonda siccità. Raccolti scarsi, povertà diffusa. Il racconto di suor Antonietta Giberti e dei missionari Clarettiani. Le ricchezze in mano a pochi, l’economia dominata e sfruttata da Cina e Russia. Un piccolo segnale di speranza: la scuola nata tra i rifiuti a Chegutu, attorno alla quale è sorto un villaggio di capanne

Nuovo Codice della Strada: tutte le novità

Il nuovo Codice della Strada, recentemente approvato dalla Camera dei Deputati con 163 voti favorevoli, è ora in attesa della discussione al Senato per la sua approvazione definitiva. Questo disegno di legge introduce numerose modifiche volte a migliorare la sicurezza sulle strade italiane, con l'obiettivo di raggiungere una mortalità zero entro il 2035, come richiesto dalla Commissione Europea. Sono stati introdotti 18 nuovi articoli. In attesa che il testo diventi legge il Sir ha fatto un punto delle principali modifiche introdotte con l’aiuto Roberto Romeo, esperto di settore e presidente nazionale di Anglat.

Siccità. Ferreri (Coldiretti Sicilia): “Situazione grave ma l’acqua non manca. Servono progetti intelligenti per utilizzarla meglio”

Prima sono mancati i foraggi per il comparto zootecnico, ora le api non producono miele per la scarsa fioritura di agrumi e sulla. L'agricoltura e l'allevamento è in allarme in Sicilia per la grave situazione causata dalla siccità. Secondo Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia, bisogna risolvere i deficit infrastrutturali come gli invasi mai collaudati (20 su 46) o con gravi carenze di manutenzione. Tra le sue proposte “avere migliori infrastrutture, che permettano di mandare avanti le aziende agricole”, e fare un “piano invasi” per superare le inefficienze, con un sistema di interconnessioni tra le dighe

Libano. Fady Noun (giornalista): “Nessuno vuole la guerra ma cominciamo a temere una escalation”

Voci da un Libano che piange le sue vittime più piccole uccise nell’attacco israeliano alla periferia meridionale della capitale. “Beirut oggi è come ogni giorno”, racconta Fady Noun, giornalista libanese indipendente. “Il Paese, in questo momento, vive un momento di paura e apprensione. Perché non vogliamo un'escalation ma cominciamo a temere che alcuni limiti siano stati superati. Questo è il trauma”. Il governo mercoledì si è riunito con urgenza per dire che il Libano non vuole la guerra e per dare formalmente mandato al ministro degli Esteri di allacciare tutti i contatti necessari per evitare un'escalation