Le donne in fuga dalla guerra: “I nostri figli ci chiedono, quando torniamo a casa?”

Il volto delle donne nella guerra che si sta combattendo in Ucraina. Sono loro ad aver portato in sicurezza i loro figli e i loro nipoti. Sono uscite dal Paese in macchina, a piedi, sul treno. Hanno salutato i loro uomini e sono andate via. Hanno gli occhi pieni di lacrime ma non si fanno vedere piangere. Ad accoglierle un popolo a braccia aperte. Mai solidarietà è stata così unanime. Hanno sistemato strutture, centri di accoglienza, aiuti di prima necessità. Angelica racconta: “Ci ho messo 5 giorni per uscire dall’Ucraina. Tornare indietro sarà forse impossibile, non abbiamo più dove andare”. Poi si ferma. Alza il viso, cerca lo sguardo e dice: "Avevamo una vita normale. Avevamo tutto. Ora non abbiamo più niente. Questo significa essere rifugiati. È terribile"

La testimonianza di un sacerdote dal fronte: “Chi è qui si occupa di prepararsi all’eventuale scontro a terra e presta aiuto ai profughi”

“Devo stare attento a quel che dico perché sono convinto che le telefonate siano intercettate e non vorrei che si capisse dove stiamo operando per non mettere a rischio la nostra azione a sostegno dei profughi e degli ucraini al fronte”. Fa tremare i polsi la frase pronunciata da don Igor, nome di fantasia che un sacerdote ucraino si è dato per non essere scoperto. Il settimanale diocesano "Il Nuovo Torrazzo" lo ha chiamato nel suo Paese, nella parte occidentale della nazione, nei pressi del corridoio umanitario verso la Polonia che fa capo a Leopoli. È lì che opera per aiutare chi combatte e chi cerca di mettersi in salvo

In Italia oltre un milione di romeni: 30 anni di immigrazione

Sono la prima collettività straniera nel paese e contribuiscono ogni anno ad almeno il 2% del Pil italiano. Dall'emigrazione delle donne che "ha creato problematiche sociali spesso irrisolte" al crescente protagonismo imprenditoriale fino all'impatto della pandemia: l'indagine promossa dall’Istituto di Studi Politici S. Pio V e realizzata dal Centro Studi e Ricerche Idos

Via dall’Ucraina e dalla violenza, a bordo del volo umanitario di Caritas e Open Arms

Svetlana con le sue bambine; Olena, anziana ex insegnante di inglese, che lascia il figlio a combattere; eppoi Gino con la nipote 18enne a altri italiani evacuati dall’Ucraina. E un ragazzo ucraino malato di Sla, che sarà ricoverato al Gemelli. Sono alcune delle persone che partiranno con i primi voli umanitari verso l’Italia operati da Open Arms, Caritas italiana e Solidaire. Redattore Sociale è a bordo e ha raccolto le loro storie