La Cina “compratutto” fa paura ma se si ferma sono guai

Cosa potrebbe accadere nel Paese asiatico se parte della popolazione (1,4 miliardi di individui) non riuscisse a sfamarsi regolarmente, a lavorare, a curarsi? Quante imprese e quanti lavoratori, in tutto il mondo, pagherebbero le conseguenze di una crisi interna? Scenari estremi per il Dragone, guardato con sempre maggiore preoccupazione per la capacità di trasformare la forza economica in espansione d'influenza territoriale. Della Cina, al momento, nessuno può fare a meno

America Latina. La Bella (storico): “Nella crisi di oggi, la Chiesa fatica a essere un riferimento”

Prima le rivolte sociali dell’autunno 2019, peraltro puntualmente riprese in vari Paesi con la fine del lockdown. Poi l’arrivo della pandemia, che ha letteralmente messo in ginocchio le economie e le società latinoamericane, gettando nella povertà decine di milioni di persone che si guadagnano da vivere in strada, in modo informale. È dentro a questo mix che si sta svolgendo in America Latina un delicatissimo biennio elettorale, con elezioni presidenziali in buona parte del Continente. Ha iniziato la Bolivia, poco meno di un anno fa. Il biennio si concluderà in Brasile, alla fine del 2022

Mali, non si ferma la violenza tra agricoltori e pastori

Sono ormai 10 anni che gli scontri proseguono. E per l’Africa Center for strategic studies, le ragioni sono da ricondurre a diversi fattori: abitanti in aumento con conseguente mancanza di terra, zone pastorali destinate ad altre attività, più disuguaglianze, meno accesso alle risorse e fiducia in calo tra le comunità