Il “Global Stocktake” approvato quest’oggi “unito al consenso unanime degli Stati, toglie spazio ad atteggiamenti quali il negazionismo o il ‘disperazionismo’ e può creare le condizioni favorevoli per fare quello che serve per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette nel 2050”. Ne è convinto il professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, secondo cui “in molti campi le cose vanno avanti grazie al mercato” mentre “l’intervento economico-finanziario dello Stato serve soprattutto nel settore delle abitazioni, perché lì manca l’incentivo ad operare senza aiuti”
Spettabile redazione, leggiamo sul numero di oggi 10 dicembre del vostro giornale in penultima facciata, un articolo molto importante scritto da Antonio Gregolin che condividiamo. Le considerazioni che lui fa sul comportamento della stampa e dell’opinione pubblica in generale non solo sono molto veritiere, ma rispondono anche alle tante domande e perplessità che ci siamo posti in questa circostanza.
Sia geografico, spirituale o interiore il deserto è un’esperienza da fare. Nella Bibbia è nel deserto che Dio si rivela, che ci attende e che ci propone di incontrarlo. Si parla, poi, di “traversata del deserto” per situazioni difficili o aride, che sboccano spesso su un’impensabile rinascita...
“Fermo restando che ogni persona che si trova in una situazione di sofferenza merita prossimità e conforto – sanitario, assistenziale, morale, affettivo, psicologico, spirituale –, il caso della signora ‘Anna’ di Trieste impone una riflessione soprattutto sull’avallo che il Servizio sanitario nazionale ha dato in toto alla sua richiesta di morte”.
“Medici e strutture ospedaliere non possono essere snaturati rendendoli complici nella somministrazione di farmaci per la morte, finendo per generare sfiducia e diffidenza verso l’intero sistema sanitario”.
Programmi televisivi e stampa sono cartina al tornasole e strumento di replicazione di un malessere più grande. Famiglia e scuola più coinvolte per ripensare al rapporto tra generi
Il Natale 2023 è alle porte. Ma non ci porterà la pace in Ucraina, come speravamo. Magari lo vivremo assorti in una qualche letizia domestica, a noi concessa dal fatto di vivere in una certa parte del mondo, ma sarà difficile non chiederci fino a quando potremo goderne ancora.
Come spesso accade, i tempi della politica locale e nazionale rimangono un mistero. La questione sul tappeto è il possibile terzo mandato da presidente della Regione Veneto di Luca Zaia, su cui lunedì, in occasione dell’apertura del cantiere per la stazione ferroviaria sotto l’aeroporto di Tessera (opera chiave per il trasporto, non solo in vista di Milano-Cortina 2026), l’inquilino di palazzo Balbi ha risposto a muso duro al segretario forzista Antonio Tajani che aveva definito «sano» il blocco dopo due mandati.