Ciò a cui abbiamo partecipato in questi giorni con la morte della giovane è stato un vero atto terroristico al cuore della nostra civiltà. È per questo che tutti sono intervenuti, che il tema ha investito politica, istituzioni, piazze e teatri. Non perché un femminicidio sia più doloroso di un altro, l’interruzione della vita da parte di una persona verso un’altra porta con sé sempre la stessa gravità. Non è stato nemmeno un desiderio voyeuristico di partecipazione ad un evento di massa, ma è tutti in massa che ci siamo immedesimati in Giulia
Gent.mo direttore, mi chiamo Chiara Anselmi e sono una ricercatrice nel campo della biologia evoluzionistica presso l’Università di Stanford, California
Una conversazione fuori da scuola, con una mamma asiatica, quattro figli dalla prima media ai due anni di età e un marito che lavora a pieno ritmo nonostante una situazione clinica di fragilità: «Gli open day delle scuole dell’infanzia? Non credo che parteciperò – riferisce a mia moglie – anzi, penso che lasceremo l’Italia. Qui facciamo una vita misera, se avessimo un’emergenza economica non sapremmo come affrontarla. E poi c’è la scuola… se non fosse per me, mia figlia non parlerebbe l’inglese. Insomma, che futuro potrò offrire qui ai miei figli?»
La Dichiarazione universale dei diritti umani entrava in vigore il 10 dicembre di 75 anni fa. Seppur in epoca di nuovi conflitti, questo documento è ancora oggi lo strumento per orientarci: dal nostro quartiere alle decisioni dell’Onu, mai dimenticare che siamo tutti uguali
L’introduzione nello statuto comunale di un articolo che garantirebbe a tutti un accesso sicuro all’alimentazione: a Torino è già realtà, a Padova si comincia a parlarne
Controllare o delegare, fidarsi o arrangiarsi. La vita è un dubbio, un dilemma, un’incertezza equamente divisa tra il fare da sé e il lasciar fare che, declinato nel francese laissez faire, diventa persino manifesto politico di sicuro liberismo economico