20 anni fa il G8: impegnarsi tutti perché non sia un’occasione persa

A 20 anni di distanza dal G8 di Genova il settimanale "Il cittadino" fa il punto sulle questioni irrisolte con uno sguardo all'Agenda 2030 dell'Onu. “Un altro mondo è possibile!”, lo slogan che rimanda a 20 anni or sono, al famoso G8 di Genova, dice chiaramente che di tempo se ne è perso abbastanza e che la realtà di vita del pianeta sembra essere rimasta uguale. A 20 anni di distanza siamo ancora ad invocare le questioni irrisolte di sempre: deterioramento delle politiche di welfare, di diritto alla salute e della necessaria riforma delle politiche pubbliche

Unipd, pronta a fare la sua parte. Intervista a Daniela Mapelli, che da ottobre sarà prima rettrice dell’ateneo patavino

A un mese dall’elezione, a colloquio con Daniela Mapelli, che da ottobre entrerà in carica come prima rettrice dell’ateneo patavino, prossimo agli 800 anni. Le sfide Ripartire con tutti i 200 corsi di studio in presenza e agganciare il treno del Pnrr con i fondi per la ricerca e le riforme correlate. L’università è il luogo in cui si crea la conoscenza, da cui poi si sviluppa la ricerca e si individuano le soluzioni per il futuro

Siamo noi l’Europa dell’amicizia, della professionalità e della serietà

La chiamiamo tutti ricostruzione, insieme con Mattarella e Draghi. Come fu nel secondo dopoguerra. Ecco, lo spirito giusto per compiere l’impresa è quello dei nostri azzurri, giovani talenti e vecchi campioni integri. Nella disciplina di squadra, nella resilienza, nel coraggio e nella fantasia. Sì oggi siamo gli italiani. Mai più i “soliti italiani” come ci raccontano nei giorni tristi. Ecco perché abbiamo meritato la felicità di riportare a Roma, dopo addirittura 53 anni, la Coppa continentale. Sì, siamo noi l'Europa. Dell’amicizia, della professionalità, della serietà, della maturità dei ventenni di oggi. Così si guadagna e si merita il futuro. Non solo nel calcio

Policlinico Gemelli. Quell’Angelus a tutti i costi

Il Papa non rinuncia all’Angelus, nonostante gli acciacchi e la necessità di riposo: saltare l’Angelus creerebbe uno strano vuoto nel cosmo cattolico, come nei giorni desolanti successivi alla morte di Giovanni Paolo II, in cui guardavamo verso quella finestra e la vedevamo chiusa, e la Chiesa silenziosa, in attesa che un nuovo puntino bianco da lassù, appena intravisto ma chiaramente presente, comparisse a salutarci e a benedirci