DDL Zan. Non si mettano in discussione l’identità e la differenza uomo-donna

Nella ridda del dibattito e delle prese di posizione sul ddl Zan, che il Senato sarà chiamato a discutere, un punto sta affiorando con evidenza innegabile: l’oggetto del contendere non è solo né tanto ciò che nel testo è scritto e prescritto, ma anzitutto quello su cui esso tace. E la consolidata prassi giuridica in tutti i Paesi a regime democratico prevede che ciò che non è espressamente proibito o consentito dalle leggi è lasciato alla esegesi ed applicazione di chi ha ruoli esecutivi, amministrativi e giudiziali. Non che il cittadino o i suoi rappresentanti legali non abbiano anch’essi libertà di interpretazione ed azione laddove il legislatore ha taciuto, ma la loro iniziativa li espone al rischio serio di venire repressi o sanzionati dalle autorità preposte, oppure contraddetti in giudizio civile o penale ed eventualmente condannati

Famiglia. Gigi De Palo: “Non c’è tempo da perdere”

Presidente Gigi De Palo: un’Italia senza figli, che Paese sarà? «Da decenni il nostro Paese è in declino demografico: le nascite sono molto al di sotto dei decessi, con l’innalzamento dell’età media della popolazione, e la vita è sempre più difficile per chi ha più figli a carico. Eppure, sembra che la questione diventi nazionale solo il giorno del lancio dei dati Istat. Ecco perché il Forum delle associazioni familiari ha promosso gli Stati generali della natalità».

Estate a scuola? Sì, no, forse, come

Mare d’inverno cantava Enrico Ruggeri, evocando spiagge vuote e ventose e gabbiani infreddoliti. “Scuola d’estate” gli fa eco il ministro della pubblica istruzione Bianchi (già che c’era perché non “Banchi?”).

Ddl Zan: serve una discussione responsabile sottratta alle esibizioni ideologiche

C’è legge e legge. Il ddl “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, noto con il nome del primo firmatario, il Pd Zan, ha vistosamente due obiettivi paralleli: la tutela di persone deboli, fragili ed emarginate e l’affermazione ideologica. Sul primo registro si pongono gli articoli centrali, sul secondo, in tutta evidenza l’articolo 4 e gli articoli 7 e seguenti. A parte l’insistenza sull’ambiguo concetto di “genere”. Deve essere ben chiaro che questo doppio registro, anche se corrisponde ad una radicata linea culturale mainstream, ovvero indicata come pensiero dominante, almeno nei Paesi occidentali di capitalismo maturo, come ogni cosa, in democrazia, deve essere oggetto di una responsabile discussione. E di un bilanciamento