Spuntano in un documentario e fanno improvvisamente il giro del mondo alcune parole di Francesco registrate in un’intervista di 18 mesi fa: la notizia c’è tutta, ma fra traduzione, contesto, clip tagliate e un montaggio spregiudicato le cose non stanno esattamente come sembra
Eppure è qui il vero segreto dei Santi: che nella loro storia ci puoi mettere la tua e quella di quelli che gli assomigliano per un motivo o per un altro, e quindi puoi sperare che anche la fine, la mèta, sarà simile. Ecco perché non dobbiamo appiattirli in forme devozionali rassicuranti, ma ricordarci sempre, e ricordare alle nuove generazioni, che i Santi sono, molto semplicemente, persone come noi, che però rispetto a noi, o almeno alla gran parte di noi, hanno creduto di più all’amore del Padre. E non è poco
La Lombardia chiede e ottiene il coprifuoco. La Campania la segue a ruota. Il Veneto lancia un nuovo Piano di salute pubblica. In rete i pronostici non sono più su un campionato che fa la conta a quale squadra scenda in campo con più riserva causa quarantena, ma su quanto manca al prossimo lockdown.
Torna a farsi critica in Italia la situazione epidemiologica per il Covid-19. Il trend in crescita di persone risultate positive, ricoveri e decessi ha reso necessari nuovi provvedimenti restrittivi nazionali, regionali e locali nel tentativo di arginare il diffondersi di nuovi contagi. Il Sir ne ha parlato con Patrizio Pezzotti, dell’Istituto superiore di sanità. Con chi quotidianamente studia i dati della pandemia nel nostro Paese, cerchiamo di capire come sta evolvendo la “seconda ondata” di contagi
Per modificare il trend della natalità occorre partire da un punto differente: oggi se ci sono ancora figli in Italia lo dobbiamo soprattutto alle donne.
Sabato 10 ottobre Carlo Acutis, il ragazzo milanese morto nel 2006 a soli 15 anni, verrà proclamato beato nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Il suo intuito profetico lo portò a frequentare internet per incontrare lì le persone e seminare il Vangelo e il suo amore per l'eucaristia.
È nella fraternità, ci dice Francesco, che ciascuno di noi – persone, gruppi, società, nazioni – può uscire dalla solitudine dell’egoismo che ci isola, per sentirci parte della grande famiglia umana. Stando ben attenti, tuttavia, a non perderci nell’indifferenziazione di un “universalismo autoritario e astratto”, che “mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze” (n. 100). La fraternità, infatti, si nutre di diversità, perché riconosce la pluralità come ricchezza. Non si tratta, e le pagine dell’enciclica lo sottolineano più volte, di coltivare delle “utopie”, aspirazioni astratte senza tempo e senza luogo. Si tratta piuttosto di dare carne a un progetto che parte proprio dalla consapevolezza della sua apparente inattualità