Siamo consapevoli che il razzismo è in crescita nelle paure del mondo globale, in questo momento difficile, in cui siamo aggrediti pesantemente da una pandemia che scatena pulsioni istintive di difesa e violenza. Non abbiamo bisogno di aggiungere altro alla sofferenza che già viviamo in questo tempo!
Buone pratiche.Possiamo fare di questo “isolamento” una solitudine abitata. Non sentirci abbandonati, ma prenderci cura di noi stessi, anche per quegli aspetti che nella vita ordinaria abbiamo magari dovuto trascurare.
Negli ultimi tre contributi che avrò il piacere di condividere con voi prima di congedarmi, vorrei mettere nero su bianco alcune delle domande che questa crisi solleva, spero non solo in me: in fondo, in questi giorni abbiamo tutti molto più tempo per pensare, no?
L'argomento del ci-dovevamo-muovere-prima che ogni tanto ricompare sulla scena deve fare i conti con l'evidenza che mentre da noi i morti erano già migliaia il Presidente degli Stati Uniti d'America e il Primo Ministro del Regno Unito ancora negavano la portata devastante dell'epidemia e tutt'oggi uno Stato europeo da molti considerato un faro di civiltà (la Svezia) ci comporta come se fossimo di fronte alla solita influenza stagionale. Se proprio vogliamo recriminare sul passato dobbiamo allargare e allungare lo sguardo, puntando su quei nodi strutturali che non sono stati affrontati da molti anni, forse decenni (burocrazia soffocante, debito pubblico accumulato non per investimenti, ma anche sistema sanitario regionalizzato) che oggi ci si rivoltano contro nel momento più duro. Ma non sono problemi che possono essere risolti ora
Il fatto è che lo star fermi conduce obbligatoriamente ad aumentare il tempo di pensiero. E se nessuno ci ha insegnato come e cosa pensare, noi semplicemente ospiteremo in testa quanto ci troviamo di disponibile, e quindi – di questi tempi, ben prima dell’epidemia – quanto di letteralmente disponibile troviamo tra le mani, scorrendo le schermate del telefono.
Una sola è l’opera decisiva e definitiva del Figlio: la vittoria sulla morte attraverso la Pasqua, anticipata in questa vita, in chi crede, dalla vittoria sulla paura della morte che, finché rimane operativa, sarà la sorgente oscura di tutto ciò che in noi è menzogna, violenza, disperazione
Il coronavirus sta mettendo alla prova il vecchio continente sotto il profilo sanitario, sociale, economico, istituzionale. Per un giudizio più articolato occorre però entrare nei meccanismi che regolano i rapporti Ue-Stati membri, soppesare quanto ha fatto l'Unione - e ciò che resta da fare - verificando le responsabilità in capo ai governi nazionali. Con un occhio particolare alla situazione italiana
Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanita', èintervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta...
Come vivere la carità in tempo di Coronavirus? In tempi di non prossimità? La domanda è aperta e posso solo provare a condividere cosa stiamo imparando in questo momento…