È “Digital Day 2019”, il 9 aprile, terza edizione per l’Ue che arriva domani alla firma di tre dichiarazioni che dovrebbero servire a unire “gli sforzi e le risorse” per accelerare la digitalizzazione in tre ambiti specifici: patrimonio culturale, agricoltura intelligente e uguaglianza di genere.
In questo momento elettorale, le voci di uscita hanno il sopravvento mentre le entrate sono sempre ferme all'auspicio. Nel 2019 - ad esempio - dovrebbero entrare 18-19 miliardi di dismissioni di immobili e beni a controllo pubblico. Non sarebbe facile con un'economia fiorente figuriamoci ora. E il Governo ne sta prendendo atto. Come trovare i soldi allora che servono? Non con una manovra correttiva - assicura - non con una tassa sui patrimoni e tanto meno con prelievi sui conti correnti. Dopo le elezioni si vedrà
"Viviamo la stagione della quarta rivoluzione industriale, quella delle tecnologie della digitalizzazione, delle biotecnologie e della intelligenza artificiale. Su questo fronte c’è stata fino ad ora, almeno in Italia, una relativa sottovalutazione. Nelle nuove tecnologie si è visto uno strumento efficacissimo di aumento dei livelli di produttività ma ci si è dimenticati di interrogarci sul loro impatto etico. Noi cristiani e cattolici abbiamo dormito sugli allori”: la denuncia è dell’economista Stefano Zamagni che dal palco della 42ma Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) è intervenuto nel corso dell’incontro “Cultura della Pentecoste” incentrata sulla figura di Zaccheo e sul tema della dignità umana.
Forse è il momento propizio per favorire una formazione inclusiva che interrompa il circuito chiuso tra l’uomo, che pensa di essere superiore alla donna, e la donna che reclama con tutti i mezzi il riconoscimento di sé dagli uomini, per stabilire invece delle relazioni alla pari, pur nel rispetto della diversità? Come imparare nel quotidiano ad accogliere il valore dell’altro, nella propria specificità e unicità, senza competizione, sotterrando finalmente l’ascia di guerra, portando insieme, uomini e donne, la bellezza della propria umanità nella Chiesa, nella società, nella cultura e nella storia?
Quarant’anni: un tempo che è ormai storico. Permette una riflessione sul 7 aprile 1979 finalmente libera da trappole ideologiche, ricatti morali e ricostruzioni di parte.
“L’impresa riformista” è il titolo del nuovo libro di Antonio Calabrò, giornalista e scrittore con una vasta esperienza nel campo dell’editoria economica. È direttore della Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda, docente all’Università Cattolica di Milano, per citare soltanto alcuni dei suo numerosi incarichi. La sua analisi muove dall’interno del mondo delle imprese e allo stesso tempo prova a tracciare una prospettiva più ampia, in cui le stesse imprese sono chiamate a svolgere un ruolo socialmente rilevante. Gli abbiamo rivolto alcune domande a partire dai temi del suo ultimo libro
Più che commentare il Papa, operazione che ritengo presuntuosa, mi pare importante dedicarsi alla lettura del testo. Con il cuore libero: dalle paure rispetto a questo tempo, perché anche oggi il Signore parla (lo disse Isaia al popolo in un contesto non facile – Is 55, 6); libero dalle incertezze rispetto ai giovani, perché anche in essi c’è il sigillo della creazione e anche nel loro cuore c’è il soffio dello Spirito; libero dai pregiudizi che nascondono le fragilità attorno alle quali ci illudiamo di costruire fortezze inattaccabili