Ergastolo. Mirabelli (presidente emerito Corte Costituzionale): “Occorre un cambiamento e un distacco dalla mafia per accedere ai benefici”

"Non sono del partito che considera la decisione della Corte europea dei diritti umani un guaio, né di quello che concederebbe benefici in qualsiasi caso", spiega Mirabelli. Per concedere benefici a detenuti, condannati per reati di mafia, secondo l'esperto, è necessario che il percorso rieducativo ci sia stato e sia stato efficace. La Cedu, ieri, ha rigettato il ricorso del governo italiano contro una sentenza del 13 giugno scorso con la quale una sezione della Corte aveva considerato ammissibile il ricorso avanzato nel dicembre 2016 dal detenuto per mafia Marcello Viola e stabilito che c'era stata una violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, secondo il quale "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Ora, sostiene Mirabelli, servirebbe una legge che precisi limiti e modalità con cui può essere provata la "non più appartenenza" alla mafia della persona che chiede i benefici

Suicidio assistito. Don Angelelli (Cei): “Non è una scelta di libertà. Rafforzare la rete degli hospice e delle cure palliative”

“Se un malato terminale si sente amato e accompagnato non chiede di morire”, mentre privarlo di cure e sollievo dal dolore è come “condannarlo a morte”. Non usa mezzi termini il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei a pochi giorni dalla pronuncia della Consulta in materia di suicidio assistito. E mette in guardia: “Insinuare l’idea di poter essere un costo e un peso per la propria famiglia e per la società è un’induzione a ritenere la morte la soluzione migliore”. Paradossalmente “un atto di altruismo e un sollievo per tutti”

Suicidio assistito. Eusebi (giurista): “Intervento legislativo necessario ma non privo di rischi”

Nel suo comunicato, la Corte costituzionale oltrepassa il punto di equilibrio fissato in materia con la legge n. 219/2017. Il passaggio giuridico che si preannuncia suscita gravi preoccupazioni. L’intervento del legislatore potrebbe tradursi anche in una rivisitazione normativa dell’intera materia. Questa, in estrema sintesi, l’opinione del docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano

Teologia. Battocchio (Ati): “Chi è quel Dio nel quale diciamo di credere o di non credere?”

Per chi si aspetti dalla teologia risposte in grado di risolvere il mistero della morte, oppure ricette per la felicità, il rischio di restare delusi è grande. Ma la sua "ricerca umile, assidua, appassionata dell’intelligenza di ciò che è testimoniato dalla Scrittura ed è vissuto e celebrato dal popolo dei credenti", aiuta ad "abitare consapevolmente e responsabilmente il mistero, anche quello della morte, senza lasciarsi prendere da quel tipo di paura che blocca la capacità di fidarsi e di sperare". Intervista con il neo presidente dell'Ati che avverte: "La teologia non è estranea al dibattito pubblico"