Mosaico
Undici nuvole di fumo bianco sono sbocciate sabato a mezzogiorno, accompagnate da squilli di tromba, nel cielo azzurro di Casorate Sempione. Undici nuvole di fumo bianco, tante quanti i colpi di cannone che hanno segnato l’inizio dell’11.ma edizione della festa di San Tito, che dal 5 al 15 settembre trasforma il centro abitato del varesotto in un trionfo di fiori. Tutti rigorosamente fatti a mano e con materiali di recupero.
“Casoraa Sempion”, così come è chiamato il paese in dialetto varesotto, sorge nel gallaratese, a tre chilometri di distanza dall’aeroporto di Malpensa. Conta circa 5.600 abitanti e sorge su un territorio prevalentemente pianeggiante, ad eccezione della collinetta sulla quale sorge la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, in cui sono custodite le reliquie di san Tito, arrivate nel paesino lombardo nel 1676 come un dono alla comunità, dopo che erano state rinvenute nel cimitero di Ciriaca (conosciuto oggi come catacomba di San Lorenzo), sulla via Tiburtina.
Poche le notizie relative alla vita di san Tito, diacono romano che subì il martirio il 426 d.C. Prospero di Aquitania (390-463), scrittore, teologo e monaco cristiano, difensore delle opere di Agostino d’Ippona e cancelliere di papa Leone I, scrive che Tito venne fatto uccidere da un comandante goto di nome Felice, mentre si dedicava a distribuire cibo ai poveri. Per molti secoli il sacrificio di Tito rimase nel silenzio. Fino a quando il card. Cesare Baronio (1538-1607), storico e membro degli Oratoriani di san Filippo Neri, lo inserisce nel martirologio romano, fissando la sua memoria il 16 agosto. “A Roma – ricordava il card. Baronio – san Tito diacono, il quale presa Roma dai Goti, mentre distribuiva il denaro ai poveri, dal barbaro Tribuno fu fatto uccidere”. Dopo il Concilio Vaticano II, la memoria di Tito viene omessa nel martirologio romano riformato. Ma il culto del diacono romano è ancora molto vivo in due località italiane: Terranuova Braciolini (in provincia di Arezzo) e a Casorate Sempione.
Agli inizi del Novecento, Casorate Sempione era un piccolo paese di duemila abitanti. La vita quotidiana ruotava attorno alla famiglia, al lavoro e alla comunità. Ben presto nasce la necessità di creare degli spazi in cui i bambini potessero essere accuditi mentre i loro genitori erano a lavorare. Vennero costruiti così quasi contemporaneamente due asili, ciascuno legato a un diverso gruppo sociale del paese. Da un lato c’erano i “Paulitt”, famiglie più legate alla parrocchia, che sostennero la costruzione del loro asilo, il “Regina Elena”, sulla collinetta vicino alla chiesa. Dall’altro i Civasch, famiglie con orientamenti più laici e con una maggiore influenza nell’amministrazione comunale, che scelgono di costruire la loro struttura, il “Principe di Piemonte” nella zona pianeggiante del paese. Ma nella quotidianità tutti continuarono a distinguere le due strutture con i soprannomi dei loro promotori: Paulitt e Civasch.
Nel 1919 a Casorate Sempione arriva un nuovo parroco. È don Luigi Mariani. Si ritrova in una comunità fortemente spaccata da contrasti sociali, politici e rionali. E in particolare tra le fazioni dei Paulitt e Civasch.
Per pacificare gli animi e coinvolgere tutti in un progetto comune, don Mariani decide di organizzare una grande celebrazione in occasione del XV centenario della morte di s. Tito (426-1926) e dell’inaugurazione dei lavori di ampliamento della chiesa. La prima edizione della festa si tenne il 22 agosto 1926. Le reliquie del santo vennero portate in processione solenne per le vie del paese, che per l’occasione vennero riccamente addobbate dagli abitanti con luci e ghirlande di fiori di carta colorata, tutte fatte a mano. Per le vie di allora passarono i cavalli dei carrettieri e delle prime scuderie con palafrenieri e cavalieri vestiti alla maniera romana dell’epoca del santo martire. Vista la straordinaria partecipazione alla festa, don Mariani decise che la festa si sarebbe ripetuta ogni dieci anni, negli anni che terminano con il “6”.
Quella che si è aperta sabato scorso e che proseguirà fino al prossimo 15 settembre, è l’undicesima edizione, quella del centenario. Ed è anche l’anno in cui si ricordano i 1600 anni dal martirio di san Tito. “Chi cammina insieme, campa cent’anni”, lo slogan dell’edizione 2026.
A rendere unica questa festa sono le centinaia di migliaia di fiori, tutti rigorosamente fatti a mano dagli abitanti del paese, utilizzando carta o materiale di recupero. Tra gli abitanti di Casorate esiste da tempo una campanilistica gara tra rioni. Le composizioni floreali – alle quali i casoratesi lavorano per anni – rimangono segrete fino al giorno della festa. Nessun abitante di un rione svela agli altri il fiore scelto prima del debutto. Neanche i più piccoli, che – si sa – faticano a tenere i segreti. Bocche cucite, quindi, anche tra i bambini della scuola primaria, che hanno terminato la preparazione dei loro fiori sul finire dell’anno scolastico e da allora non hanno detto nulla di quanto hanno preparato finché, sabato scorso, non è stato mostrato a tutti.
Un effetto sorpresa pazzesco, espressione di una sana rivalità tra i vari quartieri, un tempo divisi e in contrasto tra loro. Ecco che allora i fiori non sono più un semplice addobbo, ma sono segno di cura, partecipazione e identità condivisa. Raccontano il lavoro, la passione e il legame profondo tra la festa e chi la rende possibile. Dietro a ciascun fiore ci sono almeno tre anni di lavoro. Perché occorre trovare prima l’idea per i nuovi addobbi da realizzare, gli spazi in cui questi possano essere preparati (in estrema riservatezza) conservati e quindi montati, il tempo per dare forma alle idee floreali e – non da ultimo – i fondi per realizzarle. La realizzazione delle centinaia di migliaia di fiori che in questi giorni abbelliscono le strade di Casorate Sempione è stata interamente finanziata dagli abitanti stessi. “Quest’anno è la prima volta che partecipo a questa festa come parroco – ha raccontato don Giuseppe Bai – e ho visto tanto fermento. Il desiderio di lavorare insieme è molto bello. L’idea di don Mariani, cento anni fa, si è dimostrata essere una buona idea. Ma dobbiamo sempre trovare il motivo di andare avanti insieme”.
Oltre ai 500mila fiori di carta che addobbano il paese, ci sono anche i murales e le installazioni che raccontano la storia di Casorate. E c’è anche un account Ig, dedicato proprio alla festa di san Tito. “Una festa che per noi significa casa, tradizione, comunità – si legge in un post. – Un’emozione difficile da raccontare. Bellissima da vivere insieme. San Tito è ritrovarsi. È vedere un paese intero diventare comunità. È aspettarlo insieme. Preparalo insieme. Viverlo insieme”.
Per tutti quanti visiteranno in questi giorni Casorate Sempione, ci sarà la possibilità di assaggiare il “gelato di san Tito” e di portare a casa il “dolce di san Tito”, la cui ricetta – non serve neanche dirlo – è top secret. E ci saranno anche le borracce per l’acqua, da attingere alla fontanella pubblica vicino al municipio, “un piccolo gesto per bere l’acqua del territorio e, allo stesso tempo, ridurre il consumo di bottiglie di plastica”.
E poi c’è il “superpotere del 6”. “Se fai parte della leva dell’anno di festa – spiegano i promotori della festa su Ig – vale a dire la mitica leva del ’06, ’96, ’86) sei speciale. Durante la festa spetta proprio alla leva del 6 l’onore di portare a spalla l’urna con le reliquie del santo durante le processioni solenni”.
Ricco il programma di celebrazioni religiose, incontri e momenti di festa organizzato per questo centenario. Il prossimo 15 settembre, per la giornata conclusiva della festa sono attese a Casorate Sempione oltre centomila persone. A tutti coloro che visiteranno in questi giorni il paesino del varesotto, l’invito a fare festa e ad ammirare le meravigliose installazioni floreali lungo le vie del paese, portando rispetto, non toccandole e resistendo alla tentazione di “portarsi un ricordo a casa”.
La festa di san Tito a Casorate è un intreccio di fiori e di storie di vita. Tra le tante ce n’è una davvero particolare. È quella di Enrica Zoni. Enrica ha da poco compiuto 104 anni, è nata a Casorate Sempione nel 1922 ed è l’unica cittadina ad aver assistito a tutte le undici edizioni della festa di san Tito. Per questo è lei l’ospite speciale di questa edizione del centenario. Un segno altamente simbolico che unisce un secolo di storia con il futuro della manifestazione più amata dai casoratesi.