Storie
È una padovana eccellente. È neurologa. È scrittrice. Ama la meravigliosa poetessa polacca Wislawa Szymborska, e proprio seguendo lo spirito della sua poesia Scrivere un curriculum presentandosi il 18 novembre 2022, quando venne insignita del titolo di padovana eccellente, ha scritto di se stessa: «Chiara Briani è nata a Padova, città cui deve la propria formazione e il proprio accento. Medico, ha scelto Neurologia perché è la più intellettuale delle specializzazioni. Ama l’arte, i colori, i sorrisi, la musica, l’amicizia e il caffè. Fa collezione di sguardi. Segue (quasi) tutti gli sport. Cestista in serie A2 col Thermal Abano. Si commuove ascoltando l’Inno d’Italia. Crede che il lusso più grande della vita siano i rapporti umani». E che creda nei rapporti umani lo racconta il suo curriculum professionale fatto di mete raggiunte e superate, ma soprattutto di passioni da coltivare e condividere. Non solo la medicina, ma anche la scrittura che è sì azione solitaria, ma che senza i lettori resta vana.
Frequentava l’ultimo anno al liceo classico Tito Livio di Padova quando vinse il Premio di critica letteraria Giovanni Comisso ragazzi e pareva che il suo percorso letterario fosse tracciato. Diventò anche giornalista collaborando proprio con La Difesa del popolo: «Pensavo di iscrivermi a Lettere, ma durante il liceo mi sono perdutamente innamorata di Pirandello e grazie a Uno, nessuno, centomila decisi di fare la psichiatra; poi però questa specialità mi è sembrata più filosofica e quindi mi son detta: faccio neurologia prima e poi vediamo. Invece mi sono innamorata di neurologia che è meravigliosa ed è la più intellettuale delle specialità mediche. Un lavoro bellissimo».
La dottoressa Briani si occupa di malattie del sistema nervoso periferico e nel suo percorso che dal 2014 la vede professore associato in Neurologia presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova dove svolge attività didattica, assistenziale e di ricerca, vanta il primato come prima presidente donna dell’Inc Inflammatory Neuropathy Consortium, a livello internazionale dal 2021 al 2023, e quindi prima presidente donna della sezione italiana di Asnp, Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico dal 2022 al 2025.
«Le periferie – compreso il sistema nervoso periferico – sono molto interessanti. La periferia è anche una dimensione interiore e se pensiamo alla malattia, questa sconvolge le coordinate della nostra esistenza e quello che prima era al centro, ora passa in secondo piano, in periferia. La malattia, infatti, è spesso un luogo di solitudine».
La solitudine Chiara Briani la coltiva anche nella scrittura: «Mi piace tanto scrivere: è catartico, è una forma di psicoterapia». Il primo libro pubblicato è stato Voglio potermi arrabbiare, racconta di una paziente che diventa afasica. Un omaggio alla parola e alla neurologia. Poi il Il thriller Mrs Grace, la storia di una vendetta, una dichiarazione d’amore all’arte e a New York, città che ha un posto privilegiato nel cuore di Chiara. Segue Non ho mai visto inciampare l’amore: centrato sul valore della promessa, racconta la storia di un bambino che si ammala; contribuisce poi al volume 80 voglia di ammazzarti col racconto Flashdance in cui fa morire Nanni Moretti. Nel 2024 pubblica Senza senso, quando il corpo non ti appartiene più che narra la malattia di una paziente che perde il senso di posizione del suo corpo nello spazio e oggi è nuovamente in libreria con Il contrattempo, un volumetto di racconti. «La mia scelta è stata molto arrogante perché io amavo la letteratura e ho pensato che se avessi scelto Lettere non avrei potuto fare una cosa scientifica, viceversa avrei potuto mantenere anche un po’ di letteratura e così è stato».
Che Chiara Briani sia innamorata di Padova l’ha dichiarato pubblicamente: «Siamo cresciute a strati sottili, io e la mia città, ciascuna prendendo e donando qualcosa. La mia Padova è il Palinuro di Arturo Martini, assiso davanti all’elenco degli studenti morti per la libertà. La mia Padova è il motto dell’Università, Universa universis Patavina libertas, che mi commuove. La mia Padova è il caffè senza porte, inno all’apertura e alla tolleranza. La mia Padova è la libertà di pensiero che è incisa nel motto dell’Università e che vorrei fosse nel dna di ogni persona. La mia Padova è una vecchia signora che si distingue per eleganza, cultura e stile. Questa è la mia Padova, che ringrazio».

Le disuguaglianze di genere, come evidenzia il rendiconto Istat del 2025, si riflettono anche nelle pensioni, con una forbice che vede le pensionate ricevere in media il 23-30 per cento in meno rispetto ai colleghi maschi. È la conseguenza di carriere interrotte, lavori sottovalutati, diritti non riconosciuti. La cura di figli e famiglia poi resta responsabilità femminile non per scelta, ma per necessità.
Il rendiconto di genere dell’Istat ci dice che nel 2025 l’età media delle madri al primo figlio sfiorava i 32 anni, riflettendo l’assenza di un welfare familiare che non è stato compensato da politiche statali efficaci. Le ragazze sono il 62 per cento dei laureati, ma nelle discipline Stem le donne restano minoranza: 34,5 mila contro quasi 50 mila uomini. E questo, in un mondo in cui una laurea Stem apre maggiori sbocchi professionali e stipendi più alti, racconta la persistenza di pregiudizi e stereotipi. Nel mercato del lavoro la forbice è evidente. Il tasso di occupazione maschile è al 71 per cento, quello femminile al 53 per cento. Le donne subiscono più precarietà, più contratti temporanei, più ostacoli. Nelle nuove assunzioni a tempo indeterminato gli uomini sono il 63 per cento, le donne il 37 per cento. E soprattutto, la distanza salariale resta: in media una donna guadagna 82,63 euro al giorno nel settore privato, mentre un uomo ne guadagna 111,25.