Idee
Il 22 maggio è il “No Gambling Day”, la giornata dedicata alla sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo. Come medico psichiatra, mi occupo di disturbo da gioco d’azzardo da oltre vent’anni: ho incontrato molti pazienti e le loro famiglie, e ho osservato come spesso ci si rivolga ai professionisti solo quando la situazione è già grave. Questo accade perché, quando si parla di dipendenza, compare l’ombra dello stigma, e si perde di vista il fatto che si tratti di una vera e propria patologia. Cambiare la narrazione intorno al gioco d’azzardo può aiutare le persone a chiedere aiuto prima, migliorando così le possibilità di cura.
L’Italia è uno dei mercati del gioco d’azzardo più grandi al mondo. Nel 2025 il volume delle puntate ha superato 170 miliardi di euro, il 7,2 per cento del Pil nazionale. Si stima che la raccolta complessiva del 2026 possa raggiungere la cifra di 175 miliardi di euro (l’ammontare di quanto lo Stato stanzia per cinque leggi finanziarie), un’economia trainata per lo più dal gioco online. Il Veneto, in continuità con il quadro nazionale, presenta dati elevati di gioco d’azzardo: nel 2024, la raccolta complessiva superava i 5 miliardi di euro giocati, confermando una diffusione capillare del fenomeno anche a livello locale.
Nel territorio dell’Ulss6 Euganea i Servizi per le dipendenze seguono ogni anno oltre 250 persone con diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo, tuttavia è noto che solo un giocatore patologico su dieci chiede aiuto, e a questo numero si devono aggiungere tutti i giocatori problematici, ossia coloro che non hanno ancora sviluppato una patologia ma presentano comportamenti ritenuti a rischio. Si comprende pertanto che questi numeri sono solo la punta dell’iceberg: chi soffre di questa patologia fatica enormemente ad avvicinarsi ai servizi. Lo stigma, la vergogna, l’idea di essere “deboli” tengono lontane persone che avrebbero bisogno e diritto di essere aiutate.
Come professionista ci tengo molto a ribadire che il disturbo da gioco d’azzardo, classificato nel Dsm-5 nel capitolo delle dipendenze comportamentali, è una patologia con una neurobiologia precisa: il gioco attiva i circuiti della dopamina producendo un’eccitazione che il soggetto vulnerabile ricerca in modo compulsivo. Con il tempo, come nelle dipendenze da sostanze, per ottenere lo stesso effetto servono puntate più alte, sessioni più lunghe, più tempo a disposizione. La perdita smette di essere un freno e diventa stimolo a giocare ancora.
Le motivazioni che possono portare a sviluppare un disturbo da gioco d’azzardo sono diverse: si può iniziare per divertimento o per sfuggire a stati d’ansia e di depressione, ma nella quasi totalità dei casi i giocatori si troveranno prima o poi ad affrontare gravi difficoltà economiche, relazionali e lavorative. Riconoscere questo disturbo come malattia non toglie responsabilità alla persona, ma le offre la possibilità di curarsi senza i pregiudizi che allontanano le persone dai servizi di cura.
Il progetto “Cambio Gioco” dell’Ulss6 Euganea traduce questa consapevolezza in azioni concrete, per esempio abbiamo realizzato dei laboratori del Centro educativo digitale Lol (Lab on Life), con i quali sono stati raggiunti oltre 2.500 studenti delle scuole superiori, lavorando su educazione digitale, pensiero critico e consapevolezza dei meccanismi di manipolazione del gioco. Abbiamo istituito un Servizio per la consulenza legale e finanziaria – essenziale per chi è sommerso dai debiti – e laboratori esperienziali per la gestione del tempo libero, come trekking, arteterapia e tai chi, rilassamento muscolare, riabilitazione a cavallo. Nella quarta edizione della Settimana della prevenzione che si è svolta a marzo 2026, hanno partecipato 16.700 persone sia in presenza che online, segno che la tematica risponde ad un interesse dei cittadini.
Nessun servizio, per quanto attrezzato, può affrontare da solo la complessità del disturbo da gioco d’azzardo. La malattia tocca ogni dimensione della vita, salute mentale, relazioni, finanze, e richiede risposte altrettanto multidimensionali. Negli ambulatori per il gioco d’azzardo patologico del Dipartimento dipendenze dell’Ulss6 Euganea, oltre alle offerte cliniche per pazienti e loro familiari, messe a disposizione gratuitamente da èquipe multiprofessionali, svolgiamo numerose attività in collaborazione con le scuole, amministrazioni comunali, associazioni di volontariato, gestori dei punti gioco, privato sociale accreditato. Ritengo che il lavoro di rete in sanità sia un modello virtuoso: agire prima, e agire insieme, fa la differenza.