Idee
Con il decreto legge 127 del 2025, il ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, riforma ulteriormente l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione che, oltre a verificare i livelli di apprendimento conseguiti da ciascun candidato in relazione alle conoscenze, abilità e competenze di ogni indirizzo di studi, torna a essere un “esame di maturità” che considera e valuta anche il grado di maturazione personale, di autonomia e responsabilità acquisito al termine del percorso di studio.
Tra i principali cambiamenti introdotti, diviene anzitutto norma istitutiva e quindi vincolante per le commissioni d’esame l’obbligo di valutare le competenze maturate nell’ambito dell’insegnamento di educazione civica. Mentre le due prove scritte rimangono inalterate, viene profondamente modificato il colloquio orale che non prende più il via da materiali stimolo predisposti dalla commissione (testi, documenti, esperienze, progetti, problemi) per verificare l’acquisizione dei contenuti e metodi disciplinari, la capacità di utilizzare le conoscenze e di metterle in relazione, argomentando in maniera critica e personale, anche in lingua straniera. Da quest’anno il colloquio, pur conservando le stesse finalità, supera l’approccio interdisciplinare sotteso al precedente impianto, prevedendo un esame su quattro discipline individuate annualmente dal decreto ministeriale che stabilisce anche la seconda prova scritta. Questa impostazione dovrebbe, negli intenti del ministro, restituire maggior rigore alla prova e serenità agli studenti, finalmente liberati dall’incombenza di individuare connessioni spesso generiche o inesistenti fra le discipline, tutte da preparare allo stesso modo.
Nella griglia predisposta per la valutazione del colloquio è evidente il richiamo a criteri per una valutazione di tipo formativo che consenta di superare il nozionismo disciplinare, per ricavare elementi da cui rilevare anche la maturità e l’autonomia raggiunte sul piano personale. Mettere in relazione una valutazione riferita alle conoscenze e competenze disciplinari con una riferita alla dimensione più complessiva di maturazione della personalità non è operazione semplice, tant’è che il decreto prevede una formazione specifica di cui sono destinatari tutti i docenti aventi titolo alla nomina a commissario d’esame.
Il “curriculum” della studentessa e dello studente accompagna i candidati durante i colloqui ed è accessibile ai commissari, riportando le essenziali informazioni sulle competenze acquisite in ambito scolastico ed extrascolastico: si precisa che i risultati delle prove Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, ndr) saranno acquisiti all’interno del documento solo all’esito dell’esame di maturità, non concorrendo quindi alla funzione valutativa. Infine, per superare le situazioni critiche e di impasse normativa verificatesi l’anno precedente, si chiarisce esplicitamente che l’esame di maturità è validamente sostenuto solo se il candidato ha svolto regolarmente tutte le prove, con particolare riferimento al colloquio orale, che è stato oggetto di contestazione in alcuni casi di cui la cronaca si è ampiamente occupata.
Le commissioni d’esame, costituite una ogni due classi, continuano a essere presiedute da un presidente esterno ma diminuiscono nella loro composizione da tre a due commissari esterni e da tre a due commissari interni, afferenti alle aree disciplinari oggetto d’esame. Il rischio che gli studenti, conoscendo da gennaio le materie oggetto di prova, abbandonino lo studio delle altre, sembrerebbe scongiurato dal fatto che
l’ammissione all’esame prevede un voto sufficiente in tutte le discipline (o motivatamente con una sola insufficienza).
Sostanzialmente le modifiche sono concentrate nella nuova forma del colloquio, che potrebbe diventare più facilmente e efficacemente gestibile dagli studenti; sul versante dei docenti non preoccupa eccessivamente una conduzione disciplinare, già presente in precedenza anche se rivestita da un’aura interdisciplinare.
Come si possano ricavare valutazioni riferite a maturità e autonomia da un colloquio di accertamento di conoscenze e competenze è compito che i docenti hanno da sempre saputo svolgere con sensibilità e affidabilità, conoscendo gli studenti per il percorso scolastico compiuto e ricavando elementi essenziali dal modo di affrontare la prova, di sviluppare gli argomenti, di argomentare in termini critici e personali. I percorsi di educazione civica e di formazione scuola-lavoro contribuiscono ulteriormente a fornire un quadro quanto mai ricco e completo.
La riforma, che dovrà da quest’anno essere dunque collaudata sul campo, interviene con alcuni aggiustamenti di buon senso a rendere il colloquio più chiaro e finalizzato per studenti e docenti, eliminando così il “disagio” della commissione a elaborare stimoli iniziali generalmente aleatori ai quali gli studenti più maturi potevano reagire dando sfoggio di preparazione e capacità di orientamento, mentre i più fragili erano costretti a riparare in una stentata trattazione disciplinare. È tuttavia evidente nell’impianto culturale e ideologico della riforma il ritorno, anche linguistico, ad alcune concezioni che ne caratterizzano il profilo: la finalizzazione della cultura alla maturazione complessiva della personalità dello studente, visibile nel concetto di esame di maturità e riassumibile nell’idea che la formazione dell’uomo e del cittadino precede ed è alla base di quella del professionista; la trasversalità delle dimensioni orientativa e di educazione civica rispetto alle competenze più specificamente disciplinari, che si realizza nel recupero obbligatorio delle competenze civico-sociali e nel ritorno all’accezione di “formazione scuola-lavoro”.
L’esame di maturità 2026 inizierà giovedì 18 giugno alle 8.30 con la prima prova scritta di italiano, seguita venerdì 19 giugno dalla seconda prova scritta. Gli orali partiranno nei giorni successivi, secondo il calendario delle commissioni. Le prove suppletive sono fissate dal 1° luglio.